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Scuffet, dal diploma preferito a Simeone a una valigia sempre pronta

Il nome del portiere di Remanzacco, accostato oggi al Lecce, porta alla memoria la storia rimbalzata su tutte le cronache sportive europee. Ora, a 26 anni, rientrare in A sarebbe un…esame di spessore.

Simone Scuffet è una delle vittime della maledetta etichetta italiana del “nuovo Buffon”, forca caudina su cui sono passati quasi tutti i più promettenti portieri italiani dell’ultimo decennio. Scuffet a 18 anni fu uno dei più illustri rappresentanti della ricerca del “nuovo che avanza”.

Il debutto in A con l’Udinese arrivò l’1 febbraio del 2014 (vittoria 2-0 col Bologna), a soli 17 anni, a causa dell’infortunio di Brkic. Elasticità, doti fisiche e parate d’istinto sorprendono gli osservatori e dopo delle belle prestazioni, tra cui un pareggio a reti bianche contro l’Inter a San Siro, fanno rimbalzare il nome di Scuffet. L’allora ct dell’Italia Prandelli lo convoca anche per uno stage a Coverciano mentre, a fine stagione, l’Atletico Madrid presenta un’offerta all’Udinese.

Qui si consuma il fatto. I colchoneros offrono un quinquennale da 900mila euro a stagione, più 10 milioni di euro per l’Udinese. Scuffet avrebbe fatto un anno di prestito (probabilmente al Granada dei Pozzo) per poi passare in prima squadra. I genitori, papà Fabrizio e mamma Donatella, decisero però che la priorità era terminare gli studi fino al diploma prima del trasferimento lontano dal Friuli per motivi calcistici.

In un’intervista, però, lo stesso Scuffet raccontò un’altra versione dei fatti: Non è vero che dopo quei primi mesi di A ho detto no alla Spagna per finire le superiori. Io ho scelto di restare a Udine per l’ambiente, per i preparatori dei portieri. Volevo continuare a crescere lì. Sentivo che era la cosa giusta. E se lo sentivo è stato giusto fare così. Magari in futuro mi servirà più un anno in panchina a Udine che una stagione in Spagna. Chissà che avrei fatto lì”.

Sfumato il trasferimento in Spagna, e cambiata la guida tecnica dell’Udinese da Guidolin a Stramaccioni, inizia la parabola discendente. L’ex Inter gli preferisce Karnezis e Scuffet finisce in panchina fino al prestito al Como con gli ex Lecce Cassetti, Giosa e Pettinari. I lariani sprofondano in C e Scuffet subisce 52 gol in 35 partite con qualche errore, tra cui un cross valutato male contro il Latina.

Pantaleo Corvino fiuta l’affare e nel 2016 prova a portarlo alla Fiorentina, senza però riuscirci. Scuffet rimane così all’Udinese ma per fare panchina a Karnezis, Musso e Bizzarri. Nel 2019, la soluzione per metà campionato sono i turchi del Kasimpasa. Il rendimento però è un altro fallimento: 11 caps e 24 gol incassati. Il riscatto si concretizza in Serie B, dove allo Spezia cancella i brutti ricordi di Como. Partendo dalla panchina, l’ex golden boy si conquista un posto tra i pali e diventa titolare fisso conquistando anche la promozione dopo il lockdown.

Nel 2020/2021, il portiere, che vanta 8 presenze con l’Under 21, chiude l’esperienza a Udine giocando solo una gara. L’anno scorso l’altra scelta estera: il biennale con l’APOEL Nicosia. A Cipro, chiude al terzo posto nel torneo vinto dall’Apollon Limassol ma vive un campionato positivo. Ora, nonostante un altro anno di contratto in saccoccia, Scuffet palesa la sua voglia di tornare in Italia, ma da protagonista.

Il diploma, comunque, arrivò. La votazione? Un onesto 72/100 con la tesina “sulla tassazione dei diritti d’immagine dei calciatori”.

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