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Partire battuti sarebbe la peggior sconfitta: le scommesse del Lecce meritano fiducia

Corvino ha osato provando a fare di necessità virtù. In attesa di completare la rosa, l’unica certezza ad oggi è che il futuro sia tutto da scrive, il che è scontato ma (a quanto pare) fino ad un certo punto.

Che il Lecce non avrebbe fatto un mercato in stile Monza, ma nemmeno in stile Cremonese, era affare tanto noto che ripeterlo ad ogni innesto sarebbe risultato stucchevole, oltre che inutile. Rivoluzione parziale, migliori talenti via solo per cifre importanti (che ad oggi non sono arrivate) e tante, tantissime scommesse oltre che più di un animale di categoria. Ecco, forse ad oggi l’unica cosa che manca al collettivo di Baroni è proprio questa (che poi è anche la cosa più difficile da raggiungere, tempo al tempo), ma a tenere banco è il numero di azzardi presi in entrata. Sui, quali, per definizione, non si può sentenziare in anticipo, altrimenti scommesse non sarebbero.

Ce lo dice la storia del Lecce, ce lo dice la storia di Corvino, ce lo dice il loro connubio: serve fiducia. L’ultima volta con un calciomercato fatto quasi tutto di elementi sconosciuti (ai più ma non a tutti, come stavolta) provenienti da B ed estero, con diversi prestiti e fiducia nei propri giovani si sfiorò (a tratti) e sognò (a lungo) l’Europa. Paragone improponibile dal punto di vista tecnico, poiché quasi tutti dei ragazzi di Zeman oggi farebbero le Coppe in pianta stabile. In proporzione, però, anche la A era 10 volte più difficile di quella attuale in cui, onestamente, “basta” fare un bel mercato indovinando 5-6 nomi su un’ossatura di altrettanti buoni elementi per salvarsi (e anche “facile” per più volte, Spezia docet). Senza dimenticare l’esempio del Lecce di Liverani, quando con non più di 5 acquisti dal bilancio positivo (su ben più della metà cannati) ed una base unita, ma fatta di elementi adesso dissipati tra B, C, Arabia, Grecia, Serbia e via dicendo mancò la salvezza per pochi, sfortunatissimi centimetri.

Historia magistra vitae, piaccia o meno. Da questa vanno presi insegnamenti per tutti, tecnici, direttori e anche giornalisti e tifosi. Esaltarsi sarebbe un autogol, non entusiasmarsi (come si fa, quando si vedono quei colori?) anche. L’inizio sarà difficile, il ritardo sui difensori centrali potrebbe pesare in negativo come potrebbe farlo in positivo l’imprevedibilità di un collettivo che tanto ha da dire e, speriamo, anche dare. Che sarà una scalata nessuno può metterlo in dubbio, che sarà intrigante nemmeno. Non essere soddisfatti è un diritto, piangere o ridere in anticipo un peccato che rischia di compromettere delle potenzialità. Non ci resta che…attendere.

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