QdP – Di Chiara: “Domenica all’Olimpico sarà spettacolo”

Il doppio ex Alberto di Chiara ha parlato di Roma Lecce ai colleghi del Nuovo Quotidiano di Puglia, una sfida speciale per lui.

IL PASSATO:Quella era la Roma di Erikson, di Boniek, Conti, Nela, Pruzzo, Ancelotti ancora giovane, grandi campioni. Era il Lecce del toscanaccio vincente, ma anche di campioni come Causio, Pasculli e lo stesso Barbas musiche sudamericane, di un debuttante doc come Conte, e poi io e mio fratello Stefano, e ancora Miceli, Rizzo, Petrachi, Levanto, Garzya, Luperto, Miggiano, tanta gente leccese. Tempi assai lontani assai diversi. Queste sono due squadre che vengono da lontano, come accade per il calcio italiano, stranieri ovunque, tantissimi nel Lecce di Baroni, da ogni angolo del mondo, tantissimi nel Lecce di Baroni, da ogni angolo del mondo, tantissimi nella Roma di Friedkin e di Mourinho, di Dybala. Mourinho non è uno che può stare a lungo senza vincere, dopo il successo europeo della scorsa stagione, sa che ciò che conta è lo scudetto per puntare alla Champions. E sa che non può permettersi distrazioni in un campionato nel quale, se Inter e Juventus si perdono ancora nelle incertezze, c’è un Napoli straripante, c’è il Milan e ci sono due realtà di provincia come Atalanta, oramai una puntuale conferma e l’Udinese che va oltre la sorpresa”.

IL PRESENTE. “Il rapporto dei valori ovviamente è tutto dalla parte romanista, ma questo Lecce uso esterno ha dato grandi prove di identità e personalità. Ha vinto a Salerno contro una diretta concorrente, ma ha tenuto in scacco con autorevolezza il Napoli all’ombra del Vesuvio. E’ una partita che può essere un riferimento, che serve ad alimentare l’autostima che sarà decisamente importante, quasi cruciale in un periodo che sulla carta si va disegnando particolarmente impegnativo, dallo scontro con la Roma a quello con la Fiorentina, con la trasferta di Bologna e poi con la visita della Juventus al Via del Mare, per proseguire con Udinese e Atalanta prima della trasferta della Sampdoria”.

FIDUCIA. Ho visto a lungo una squadra con un grande spirito combattivo, una squadra con giovani di interessanti prospettive, anche se avrei preferito magari qualche talento italiano in più. Ma questo non è un discorso che riguarda solo il Lecce, è una sorta di peccato del nostro calcio che magari finisce col pesare anche sulla Nazionale. L’eccessivo ricorso agli stranieri comporta a volte il ricorso a vecchi elefanti”.

 

 

Redazione

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