Il Lecce e un percorso da migliorare senza paura: così è (se vi pare)

La sconfitta con il Bologna rappresenta un crocevia della stagione, sia dal punto di vista delle gerarchie in classifica, sia soprattutto per quanto in campo si dovrà fare per continuare a lottare nel migliore dei modi. Servirà attenzione, calma e coesione per incanalare al meglio gli sforzi nel tour de force prima della pausa.

Il primo momento difficile della stagione 2022/2023 è arrivato, come prevedibile si aggiungerebbe. Dopo 11 giornate il Lecce ha perso quello che alla vigilia era uno scontro diretto (giallorossi a 8, Bologna a 7). Al 90′ del 2-0 firmato Arnautovic e Ferguson, in attesa dei verdetti delle gare del lunedì che vedono incontrarsi Cremonese e Sampdoria mentre il Verona sfiderà a domicilio il Sassuolo, il dato della classifica, con Hjulmand e compagni sopra la zona rossa, il malumore, si spera perlopiù a caldo di molti di noi innamorati di questi colori, ha preso il sopravvento oscurando un quadro dove ad essere onesti si deve solamente lavorare.

Andando oltre a episodi più o meno fortuiti come il contatto tra Gendrey e Aebischer o irripetibili come il madornale errore in marcatura su palla inattiva che ha permesso a Ferguson di colpire indisturbato, ciò che è davvero rimproverabile al Lecce è l’approccio errato in una partita dove dal punto di vista mentale si doveva andare oltre la freschezza e l’incoscienza della gioventù che ha portato benefici in belle prestazioni contro delle grandi di questo campionato (anche se i punti sono arrivati solo contro il Napoli). Al momento, sembra che i giallorossi siano capaci di dare il meglio soltanto a mente sgombra, quando i valori tecnici e il momento pongono più il focus dell’attenzione sull’avversario. Accade diversamente, invece, ogniqualvolta ci si aspetta di vedere il salto di qualità tecnico e tattico.

In Serie A non ci si può permettere di giocare con paura e senza aggressività. La scusante tattica del gioco attendista con la ricerca della ripartenza una volta recuperata palla non può far abbassare la guardia, anche perché senza aggressività in A la sfera non torna tra gli scarpini dei calciatori con la lupa e il leccio al petto. S’insiste su quest’aspetto anche perché Bologna-Lecce, alla vigilia, era una partita dove la paura di sbagliare doveva idealemente intaccare le geometrie dei padroni di casa. Thiago Motta, senza vittorie in A dopo la sostituzione di Mihajlovic, allenava un gruppo di atleti costruito per altri obiettivi e da ieri con la mente sgombra e orientato a guardare più verso l’alto che verso la zona retrocessione, pane quotidiano del Lecce. Il crocevia dell’undicesima giornata per le due squadre è stato questo, e già alla mezz’ora la storia della partita pareva segnata senza alcun sussulto leccese dalle parti di Skorupski. Solo Baschirotto, di rabbia, ha costruito una vera palla-gol nella ripresa. Sul 2-0, stesso punteggio sul tabellone quando Askildsen provava a calciare verso la porta prima del riposo.

Come con franchezza si descrivono i mali della giornata di ieri, con altrettanta sincerità si leggono le stucchevoli critiche senza senso, troppo umorali quando va bene. Parlare di risorse economico-finanziarie solo dopo una sconfitta così non giova a un sano dibattito dove anche la critica deve essere parte, con buona pace di celebri allenatori che hanno ridotto la corsa scudetto a una questione…di fatturato. Inutile aspettare la sconfitta per dire che il Lecce è ultimo per valori della rosa e le spese non sono paragonabili a investimenti di, ad esempio, Cremonese e Salernitana. In sede di mercato si è fatto più del possibile per dare un primo assetto alla squadra e, sicuramente, nella stanza dei bottoni, sono al vaglio le ipotesi per non arrivare impreparati quando si tratterà di apporre dei correttivi. Normalissimo.

Nel calcio, come nella vita, ci sono variabili molto mutabili e altre decisamente meno, specialmente se la prima mission è la tenuta in ordine dei conti (e anche lì buona pace della contabilità di club più o meno celebri al netto di fatti che puntualmente emergono anni e anni dopo). Fortunatamente, il calcio, nonostante le sue storture, è ancora un gioco dove a decidere il risultato sono 16 calciatori e un allenatore (più vabbè degli arbitri, ma evitiamo di dilungarci qui). Leggere dopo ogni sconfitta sfoghi senza senso non contribuisce a nulla e, sinceramente, stanca.

Spendere troppe parole sui fatti appena descritti è anche ingiusto, tanto si doveva collegandosi al titolo “pirandelliano”. La conoscenza della realtà è relativa, ognuno di noi ha la propria visione della realtà e la conoscenza di una certa realtà è impossibile. Continuando la metafora letteraria, non è tanto ardito pensare che chi critichi aprioristicamente un club e una squadra che, nonostante limiti calcistici, continua a dare lustro a un territorio è una visione paradossale, una realtà vista da (si spera pochi) personaggi. Tornando nel nostro alveo, ciò che è più vicino alla realtà è la carica che ieri, al termine della gara, i 4.000 del Dall’Ara hanno dato per l’ennesima volta la carica al Lecce.

Un’altra realtà è però al momento tutt’altro che gradevole. Appurata una tenuta difensiva che va, dalle parate di Falcone agli automatismi di un reparto che si esprime bene ma soffre tanto cross e palle inattive (con il colpo di testa di Ferguson sono 11 reti incassate in tali situazioni su 14). Dal punto di vista tattico, e lo approfondiremo altrove, Baroni dovrà trovare altre vie per far male alle squadre avversarie oltre alle veloci ripartenze e i singoli devono crescere in personalità e cinismo. In A il minimo errore non è ammesso, specialmente nella produzione offensiva se non si ha tanta qualità a disposizione. Se con la Fiorentina il copione del primo tempo ha visto un Lecce generoso avanti solo 1-0 dopo tante palle gol, serve, di carattere, cogliere il massimo anche in giornate come ieri, dove le occasioni sono molte meno. L’impegno con la Juventus, che si presenterà al Via del Mare dopo la sfida di Champions League col Benfica, è alle porte proprio nel primo vero momento difficile seguito a uno snodo del campionato. Paura e atteggiamento molle devono essere archiviati. Questa sì che è realtà, una realtà dove ognuno deve giocare il suo ruolo.

Redazione

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29 Commenti
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UL
3 anni fa

lu Lecce nuesciu MOI nun bale de centru campu in su..nun su critiche è solo obiettività..occoree essere solo umili e avere rispetto del Salento e di tutti i tifosi Salentini che vivono in Puglia e nelle altre regioni e nazioni che con sacrificio nel bene e nel male con il sole e le intemperie sono sempre presenti a tifare i colori giallo rossi! Rispetto x la ns terra e la nostra tanto amata squadra. Le chiacchere nun servenu! A gennaio servono rinforzi altrimenti sarà serie B. Forza Giallo Rossi Sempre!

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3 anni fa

Tranquilli. All’ultima di campionato potremmo ancora crescere

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3 anni fa

chiaramente dopo dieci minuti un rigore contro piuttosto fantasioso non aiuta

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3 anni fa

in 11 partite e stata la prima volta

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3 anni fa

le critiche totali non aiutano quelle che hanno un senso si perché la squadra respira sia positività e negatività intorno

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3 anni fa

Se va via Baroni forse ci salviamo

Marco
3 anni fa

si doveva vincere contro il Bologna per tanti motivi…
ma sono scesi in campo fantasmi, quindi sconfitta vergognosa e meritatissima.
si doveva vincere anche perché ora hai Juventus, Udinese e Atalanta! bravi, applausi ai geni!

CalcioLecce
3 anni fa

Bellissimo articolo.
Scritto con obiettività.

“Leggere dopo ogni sconfitta sfoghi senza senso non contribuisce a nulla e, sinceramente, stanca.”

Giustissimo!
#avantilecce
#pagateabbonamentoenonrompetelescatole

CalcioLecce
3 anni fa

Bellissimo articolo.
Scritto con obiettività.

“Leggere dopo ogni sconfitta sfoghi senza senso non contribuisce a nulla e, sinceramente, stanca.”

Giustissimo!
#avantilecce
#pagateabbonamentoenonrompeteilcazzo

Carlo
3 anni fa

Troppo spesso si fá troppa filosofia sul gioco del calcio senza analizzare in modo diretto le cause che portano alla mancanza di risultati. Qualcuno magari dirà che qui siamo tutti allenatori. Si, vero, molto spesso si fanno analisi e deduzioni molto semplicistiche. Però vorrei ricordare che in serie a c’è un allenatore ex impiegato di banca che ha molti anni all’attivo nelle massime categorie e che ha vinto sia in Italia che all’estero……. Per cui il calcio può essere capito anche da qualcuno che non è stato calciatore di serie a senza fare troppo filosofia…..

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