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Nessun passo indietro, il girone d’andata si chiude con un bagno d’umiltà

A Verona sconfitta che fa male ma che può starci. Nella ripresa errori da cui si può imparare tanto per il ritorno

Nello scivolone del Bentegodi, inatteso eppure non impossibile da considerare visto lo stato di forma degli avversari ed il fatto che no, non si può giocare bene per sempre, c’è stato davvero un po’ di tutto. La totale mancanza di cinismo dei nostri, l’episodio che cambia radicalmente l’inerzia, la sfortuna, gli errori tecnici e l’atteggiamento sbagliato nel momento di maggiore difficoltà. Come sempre una squadra giovane come il Lecce deve lasciar perdere la retorica della fortuna che fa la sua parte e dell’episodio che può dire la sua in un verso o in un altro, e concentrarsi su ciò che può migliorare per crescere.

In questo senso, ciò che meno è piaciuto dalla sponda giallorossa non è tanto l’aver perso la partita a scacchi con Zaffaroni (dopo aver vinto tatticamente le ultimi sei partite ci stava). Nemmeno l’aver sbagliato sempre scelta tecnica (onore al merito ad un avversario aggressivo che non ha lasciato spazio) o ancora la lentezza palesata in transizioni che avrebbero dato altro senso al match (avevamo meno smalto del solito già nel primo tempo, accettiamolo). L’aspetto negativo del Lecce versione scaligera è stato pressoché tutto nella non reazione del secondo tempo, per distacco il peggiore giocato dai salentini quest’anno.

L’impressione, almeno per chi scrive, è quasi che Hjulmand e compagni, in forma ed in fiducia com’erano, non si aspettassero di andare sotto con un Verona tecnicamente ai minimi storici. Il Lecce ci ha dimostrato, già prima di diventare squadra (esordio con l’Inter docet) di saper fronteggiare a testa più che alta ogni difficoltà. Senza andare troppo indietro con il tempo, basti pensare alla ripresa con l’Udinese, al primo tempo con la Lazio o ai 25 minuti post intervallo con il Milan. Tre squadre che vanno dal molto buono al fortissimo, contro cui è preventivabile essere messi per un po’ al muro, contro cui c’è da aspettarsi di passare in svantaggio. Ed ogni volta la banda Baroni ha reagito alla grande: con i capitolini vincendo in crescita esponenziale, con gli altri due mettendosi alle spalle il momento duro e chiudendo da padroni del gioco, sfiorando il successo.

Con il Verona nulla di tutto ciò, nonostante un avversario ben più alla portata. I giallorossi erano scioccati dalla verve agonistica della controparte, che pure non aveva altro piano su cui metterla che non fosse quello del duello fisico e della partita che chiamare “sporca” sarebbe un eufemismo. Difesa in dieci e ripartenza, semplice ed efficace per non dire obbligatorio per una squadra in situazione disperata. Partita persa, bravi loro e, ammettiamolo, un po’ presuntuosi noi. Dire che mettendoci la metà della garra dimostrata con Lazio e Milan, ma anche Sampdoria e Spezia, avremmo visto tutt’altra gara in terra veronese. Al di là del risultato, quello sì spesso casuale e dunque da accettare.

Cerchio rosso attorno ad una gara non da dimenticare, ma da ricordare bene perché tanto può insegnare, visto che di avversari disperati per obiettivi diversi se ne incontreranno molti di più al ritorno che all’andata. Ed un bel bagno d’umiltà collettivo (mettiamoci dentro anche tifoseria e stampa, che non guasta mai) per mettersi alle spalle un’andata molto positiva ed approcciare al meglio le prossime che, non c’è dubbio, saranno altre vere battaglie.

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