La caccia al colpevole (ora) non serve. Solo Gotti può provare a tenere a galla il Lecce

Fisiologico nutrire dei dubbi sulla sua conferma dopo quanto visto ieri. Errato non pensare che è proprio da lui che può partire la possibilità di riscossa

gotti

Nel momento in cui scriviamo questo articolo, Luca Gotti è ancora l’allenatore del Lecce. Per pur giovane esperienza ci teniamo stretto questo “ancora” perché di conferme, ribaltoni, esoneri e richiami il calcio ne è pieno dalla terza categoria alla Serie A. Ed anche perché, onestamente, dopo l’apice (e che apice!) raggiunto ieri al termine di un mese e mezzo di costanti e imbarazzanti passi indietro confermare la guida tecnica è una gran bella responsabilità se non addirittura scommessa, la quale merita di essere compresa e non per forza condivisa.

Sia chiaro: non ci sarebbe nulla di più sbagliato, scorretto, vigliacco di gettare la croce addosso a Gotti, tecnico che anche qui a Lecce ha dimostrato di essere di livello validissimo, oltre che un vero signore. Ci sono tuttavia diversi aspetti da considerare. Il primo, piaccia o non piaccia il più importante, risiede nel fatto che non sia questo il momento di dividere le fette della torta dei colpevoli del pessimo momento che, senza svolte, non promette certo nulla di buono. Quando ci sono degli approcci o periodi flop i fattori sono sempre molteplici, e ciò non vuol dire colpa di tutti colpa di nessuno. Ci sono delle responsabilità di chi allena e del suo staff, ci sono nei vari singoli (tutti, chi più chi meno), ci sono in alcune scelte societarie e ci sono di certo nell’allestimento di una rosa che ad oggi (alla larga i “lo dicevo io”, che lo dicono da quando esistono i social come con le precedenti proprietà e prima o poi ci indovinano) si mostra da zona retrocessione. Certamente non ci sono in un ambiente che si sta dimostrando lodevole, maturo e appassionato, quindi non meritevole di essere bollato come “pretenzioso e criticone” per colpa di una dozzina di chiacchieroni a priori che ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre a prescindere dalla bontà dei progetti.

In seconda istanza, per quanto questa squadra stia al momento palesando dei limiti tecnici rilevanti, non si può certo pensare sia del livello raggiunto ieri. Un livello che non è di Serie A e che sarebbe a malapena di Serie B, surclassato da una squadra tutt’altro che impossibile da fronteggiare. Insomma, anche nella peggiore delle ipotesi il Lecce non può e non deve essere questo. Infine, l’assioma più banale e retorico, ma non per questo meno vero: a pagare è l’allenatore perché il più numericamente facile da sostituire.

Alla luce di quanto detto, avere oggi dei dubbi sul lavoro di mister Luca Gotti è quanto di più naturale e fisiologico possa esserci. Ma anche un esercizio inutile, superfluo, perché il tecnico è confermato ed è, dunque, il primo che in queste settimane può intervenire per cercare di invertire la tendenza. Dire come potrà fare, dove dovrà insistere, è lavoro da maghi e non da giornalisti. Perché questa è la realtà dei fatti, composta da una lunga serie di criticità da “aggiustare”: il carattere assente, la quadra mai trovata, un gruppo evidentemente debole e/o disunito, una manovra prevedibile, un attacco inconsistente, una fase difensiva allo sbando. Al tecnico si può solo augurare buon lavoro. Ne ha davvero bisogno.

Redazione

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1 anno fa

Sinceramente ero stupito dalla fiducia sconfinata dei tifosi che avevano sottoscritto ad inizio agosto 22k di abbonamenti..oltre al grande supporto in tutte le trasferte. Morale la squadra parte in ritiro a metà luglio con una rosa di giocatori già molto carente e a fine agosto – a campionato già avviato – è arrivato un altro gruppo di giocatori che non giudico qui. Peccato veramente x’ non impegnarsi tutti insieme nello sfatare il tabù del 3o anno in A è un delitto. FORZA LECCE sempre e comunque nonostante tutto!

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1 anno fa

La difesa fa acqua baschirotto non si capisce che ruolo gioca sta facendo cappellate a gogò forza sveglia …

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1 anno fa

Società passiva, persino dopo un’umiliazione del genere nessuna decisione è stata presa. Neanche la squadra in ritiro…nulla…nulla

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1 anno fa

Il problema non è Gotti, il problema è la società. Squadra vincente non si cambi e quest’anno hanno smantellato la squadra dello scorso anno.

Who's
1 anno fa

Ridicolo esagerato il lecce di oggi gioca con 7 11 dello scorso anno!
Smstellato cosa ?

Forza Lecce
1 anno fa
Reply to  Who's

Pongracic gendrei blin piccoli alquist venuti con gonzales ormai fuori e banda e kaba rotti non credo siano 4 i giocatori tolti dallo scorso

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1 anno fa

Non tifo Lecce, ma credo sia stato un episodio, una giornata nera, come avvenuto anche contro l’Atalanta ad inizio campionato.
In un contesto più generale la maggiori responsabilità sono della società, perché se ogni anno si cambia il 50-60% della rosa, sovente con giocatori in prestito che poi l’anno dopo non ci sono più, non sempre può andar liscia.
Una colpa attribuibile a Gotti, ma che è comune a tanti allenatori, è accettare situazioni che già si preannunciano difficili in partenza.
Qualcuno dirà che sono i rischi del mestiere. Contenti loro…

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1 anno fa

Via da Lecce

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1 anno fa

Gotti e il principale colpevole

Oronzo
1 anno fa

Dopo una sconfitta per 6 a 0 per di più in casa, senza un barlume di gioco, di voglia, di scarsità bisogna sempre agire di conseguenza (ritiro immediato, cambio allenatore, acquisti svincolati) invece che facciamo noi? Un giorno di riposo (riposo da che poi se hanno passeggiato in campo) come se nulla fosse.
Se col Napoli finisce 4 a 0 in Società diranno che stiamo migliorando, siamo sulla strada giusta

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1 anno fa

Mi dispiace ma deve andare.

Nick
1 anno fa

Attenzione, io non dico affatto che la responsabilità sia di Gotti che, secondo me è un buonissimo allenatore con idee calcistiche anche evolute, ma, sempre come mia impressione, che non sia l’allenatore giusto per una squadra che, spiace dirlo, sembra esprimere una cifra tecnico-tattica, ma anche di temperamento, davvero molto modesta. Per salvare il salvabile servirebbe
un altro genere di mister, capace di mettere in campo gli undici più motivati, determinati e combattivi, atteso che grandi individualità non ne abbiamo, l’unica possibilità è auella di puntare sul collettivo e sull’agonismo, valorizzando se del caso i giovani e lasciando fuori chi ha meno voglia di correre e di lottare.

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