Saverio Sticchi Damiani esordisce dall’ingresso nel mondo del calcio: “Devo dire che finora è stata un’esperienza veloce con tanti obiettivi raggiunti. Sette anni fa sono diventato presidente di un gruppo di maggioranza di soci salentini, rapidamente siamo andati dalla C alla A. Oltre ai risultati sportivi ci siamo strutturati sugli impianti sportivi, sul settore giovanile e sulla politica della valorizzazione dei giovani. I bilanci sono sani, equilibrati. Lo abbiamo fatto mettendo in campo le conoscenze delle nostre professioni. Il calcio non è un’azienda che fugge dalle logiche di amministrazione di qualsiasi azienda”.
Competere contro club che hanno patrimoni immensi è una sensazione così descritta da Sticchi Damiani, che sottolinea un aspetto drammaticamente vero: “A volte lo scontro è impari. Non sappiamo fino in fondo chi sono le proprietà che rappresentano questa o quella compagine sociale, ci sono passaggi frequenti da un fondo all’altro e situazioni critiche ripianate da altri fondi. Si spersonalizza molto il tema delle proprietà. Non si sa chi c’è di fronte e quali potenzialità hanno i club. Dall’altra parte ci sono club come il Lecce composti da persone fisiche appassionate del Lecce che hanno i mezzi che derivano dal gestire un’azienda calcistica con investimenti proporzionati ai bilanci. Decifrare chi è l’US Lecce è facile rispetto ad altre situazioni. Vero, a volte c’è il campo che azzera le differenze di disponibilità di capitali e a volte parlo anche di disponibilità e voglia all’indebitamento. Il Lecce non lo accetta, determinate società sì, ma anche per questo la sfida è impari. E’ un tema critico, se c’è la propensione all’indebitamento la lotta è impari. Noi cerchiamo di fare meno errori possibili”.
Grandi gruppi americani e arabi investono pesantemente nel calcio italiano. Saverio Sticchi Damiani distingue degli esempi: “Io credo che per alcuni fondi, da distinguere dai classici d’investimento di ricchi mecenati che investono nel calcio. La categoria del ricco imprenditore straniero che s’innamora di un’area geografica la ritengo virtuosa. Comprare una squadra di calcio per certi livelli d’imprenditoria costa poco. E questa è una parte virtuosa, ci sono degli esempi. C’è però un’altra parte. I fondi acquisiscono società con alto livello d’indebitamento, hanno il vantaggio di comprare club a un prezzo basso, scomputando l’indebitamento. Poi si risana il club per venderlo ancora e trarne benefici. Sono due modi diversi per trarre benefici diversi”.
Il presidente risponde poi all’incidenza dei procuratori, i cui emolumenti sarebbero da regolare, sui costi delle squadre: “Incidono molto. Sinceramente il club forte è quello che ha la forza di dire di no a certi numeri proposti dal procuratore anche a costo di non prendere il giocare. Non ci si può affidare alla volontà del singolo club, che magari poi retrocede perché non compra dei giocatori. La soluzione è facile. Servono dei contingentamenti in numeri rispetto all’affare, rispetto ad altre professioni d’intermediazione hanno tariffe spropositate. Non c’è proporzione a volte tra la cifra dell’affare e la commissione. A volte i nostri tifosi quando vedono altre squadre che prendono giocatori a costo zero pensano che il club non sopporti alcun costo, ma non immagino che queste operazioni prevede delle commissioni ancor più salate per l’agente che sa che risparmi e rivendica commissioni ancora più alte”
E poi, sugli stranieri in campo: “Io credo che la presenza di giocatori italiani sia un tema e no. Nei settori giovanili ci sono bravi calciatori italiani, ritengo il calcio meritocratico. Non credo che la presenza degli stranieri sia un limite, anzi si può alzare il livello delle squadre per far esprimere gli italiani a buon livello. Non ha senso esagerare come in tutte le cose. Ci sono rose composte solo da stranieri che non portano benefici, gli stranieri che migliorano i nostri sono una cosa buona”
Sticchi continua parlando del rapporto tra presidenti: “Abbiamo un buon coordinamento, ci riuniamo periodicamente ogni mese nell’assemblea della Lega di A, talvolta ci si scontra ma ci sono punti in comune. Nell’ambito delle discussioni è facile individuare la contrapposizione di interessi tra le grandi e le medio piccole. Si cerca di ragionare da sistema al netto di alcuni temi su cui non ci si trova. La riduzione della A a 18 è profondamente osteggiato dalle medio-piccole per ovvie ragioni. Su altri temi si fa sistema. Interesse privato“
Infine un appunto su Pierotti a seguito di una curiosità fantacalcistica dei conduttori: “Da quando Dorgu è andato al Manchester United, sta giocando di più e sta facendo bene. E’ un ragazzo del 2001 la cui esplosione era attesa. Dopo l’ambientamento ha fatto vedere le sue potenzialità fisiche e tecniche. Per me è un buon acquisto al fantacalcio anche in ottica futura”.
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E menomale che Saverio c’e!!
PRESIDENTE sei un grande. Ora una domanda per quanto riguarda il Lecce giocato: LA ASTICELLA QUANDO LA ALZIAMO????
Ancora con questa storia? Ma finitela di criticare sempre. Se vuoi alzare l’asticella come vuoi tu (da fallimento) datti al salto in alto. Puoi regolarla come e quando vuoi… Forza Lecce, sempre, ovunque e comunque.
Guarda la panchina rispetto ad anni fa..e trovi la tua stupida domanda… il senso asticella è stato spiegato piu volte, evidentemente hai bisogno di sottotitoli..lascia stare il Lecce non è per te !!
L’asticella se ti salvi quest’anno sarà già notevolmente alzata visto che quattro campionati di fila in serie A non sono mai stati giocati.