AMARCORD. “La nostra impresa del 1986 è la dimostrazione che nel calcio tutto può accadere, che non esistono risultati scontati. I capitolini avevano lo scudetto a portata di mano, nessuno avrebbe scommesso qualcosa su di noi. Quando scendemmo in campo, si respirava grande entusiasmo. Noi facemmo la nostra parte. Andammo subito sotto su gol di Graziani, ma pareggiammo con Di Chiara e segnammo due gol con Barbas. I nostri avversari furono presi dal nervosismo. Non si aspettavano di affrontare una squadra così pimpante. Le loro motivazioni erano enormi ma alla fine vincemmo noi”
CARATTERE. “In simili partite bisogna andare in campo senza pensare agli scenari, al fatto che gli avversari sono più forti. Ci si deve limitare a dare il meglio, a non arretrare di un millimetro, a fare capire ai rivali di avere una fiducia smisurata nei propri mezzi, di sentire la maglia che si indossa come una seconda pelle. Bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo. Al triplice fischio poi si vede se è bastato. Serve anche una buona dose di fortuna”.
CONCORRENTI. “Bisogna cercare di essere artefici del proprio destino. Se poi dovesse andare male, allora si leggeranno i risultati delle dirette concorrenti. Fermo restando che, in caso di sconfitta a Roma, nella migliore delle ipotesi i giallorossi avrebbero l’opportunità di inseguire la permanenza con uno spareggio. La partita del Venezia contro la Juventus non è affatto semplice, quella tra Empoli e Verona potrebbe indurre i due team ad accontentarsi di un punto nella malaugurata ipotesi in cui i salentini dovessero andare sotto nettamente con la Lazio”.
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