Nel calcio, la relazione tra la Serie A e i calciatori inglesi ha vissuto nel tempo alti e bassi. Oggi per il massimo campionato italiano è raro poter attingere ai big di Premier League, ma 40 anni fa la situazione era molto diversa. Anni in cui anche le squadre neopromosse della Serie A, come fu per il Lecce, avevano la possibilità di trattare calciatori di primo piano, come il mitico Norman Whiteside per il Lecce. A descrivere questo excursus dal passato è stato Cristiano Vella per Il Fatto Quotidiano.
Norman Whiteside è una delle figure più emblematiche della storia del calcio britannico. Proveniente da una famiglia modesta del Nord Irlanda, con un padre grande tifoso di George Best, esplode a soli 17 anni, quando esordisce con il Manchester United e con la nazione nordirlandese. La sua carriera internazionale decolla rapidamente, arrivando a essere convocato per il Mondiale di Spagna, dove diventa il calciatore più giovane nella storia della competizione. Il suo talento non passa inosservato: a soli 18 anni, segna gol decisivi in finale di FA Cup e in quella di Coppa di Lega, portando il Manchester United a conquistare trofei importanti, anche se nel 1983, proprio in occasione della Coppa di Lega, a trionfare fu il Liverpool.
Nel 1983 il nome di Norman Whiteside si fa largo nel panorama calcistico europeo e il Milan si fa avanti per portarlo in Italia. Il Manchester United, consapevole del talento del suo giovane attaccante, offre un ricco bonus per cercare di convincere Whiteside ad accettare l’offerta rossonera. Tuttavia, il giovane calciatore decide di rimanere all’Old Trafford, continuando la sua carriera con i Red Devils e contribuendo a vincere un’altra FA Cup e un’altra Coppa di Lega.
Nonostante i numerosi infortuni che ne minano la carriera, Whiteside resta una colonna della sua squadra e anche della nazionale nordirlandese, riuscendo a guidare l’Irlanda del Nord fino ai Mondiali del 1986, impresa che neppure George Best riuscì a realizzare. A Messico 1986, segnò anche un gol contro l’Algeria, confermando il suo talento.
Il 1984 rappresenta una nuova occasione per portare Norman Whiteside in Italia, stavolta con il Lecce che prova a scommettere su di lui. Il presidente Jurlano e il direttore sportivo Mimmo Cataldo si mostrano molto determinati e iniziano una serie di trattative per ingaggiare l’attaccante del Manchester United. I salentini avevano già messo a segno un colpo importante con l’acquisto di Beto Barbas dal Saragozza e stavano cercando di rinforzare ulteriormente la squadra con un secondo straniero. Tra i vari tentativi, i giallorossi avevano messo nel mirino anche Jean Tigana, ma le richieste esorbitanti del Bordeaux bloccarono l’affare.
Nel caso di Whiteside, la trattativa sembrava avviata: i giornali parlavano già dell’arrivo del giovane talento a Lecce, con un’offerta di 3 miliardi di lire. Tuttavia, non tutto sarebbe andato per il verso giusto. Whiteside, nonostante il suo valore indiscusso, avrebbe richiesto condizioni impossibili da soddisfare per una squadra come il Lecce. Cataldo raccontò: “Lui voleva 500mila sterline a stagione, oltre vitto, alloggio, cameriere, autista e il 10% al suo procuratore”. Una cifra insostenibile per i salentini, che alla fine decisero di virare su Pedro Pasculli, il quale avrebbe segnato oltre 60 gol con la maglia del Lecce, facendo dimenticare facilmente l’affare Whiteside.
Poco dopo il fallimento della trattativa con il Lecce, la carriera di Norman Whiteside subì un ulteriore colpo a causa di ripetuti infortuni che segnarono negativamente il suo cammino. Nonostante il suo indiscusso talento, il suo fisico non reggeva e, a soli 26 anni, Whiteside decise di ritirarsi dal calcio giocato nel 1991. Un ritiro precoce, che mise fine a una carriera che, se non segnata dagli infortuni, avrebbe probabilmente avuto ancora molto da offrire al calcio europeo. Un calcio che nel frattempo è cambiato molto, come le relazioni di forza tra i due campionati. E, proprio sull’asse Manchester-Lecce, il recente caso Dorgu ne è tipico esempio.
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