Pantaleo Corvino apre le mura della sua abitazione e si racconta nell’intervista realizzata da Francesco Calvi parlando dalla sua Vernole dei suoi colpi di mercato che hanno fatto le fortune di Lecce e Fiorentina. Il colloquio parte da una costruzione tipica del Salento: “Era una tenuta senza un albero, c’era solo un trullo, un pajaro, caduto a terra. L’ho rimesso in piedi, ora ci sono delle piante grasse belle pronunciate ma erano piccole. Anche loro sono diventate qualità da potenzialità, come si fa con i calciatori. A volte d’inverno vengo a lavorare qua dentro. Non ci sono i termosifoni ma d’inverno si sta caldi e d’estate si sta freschi”.
A casa Corvino ci sono degli ulivi, simbolo del Salento: “Nelle vene mi scorre un po’ di sangue contadino, viene da mia madre, ho ereditato qualcosa dal suo dna. La Xylella ha fatto morire una parte di questo territorio. Qualche albero che sta resistendo lo accudisco come un bambino. Li ho presi da un altro mio terreno, ne avevo 1200. Ci sono degli alberi secolari che rappresentano i punti cardinali, mi danno la direzione da prendere nella vita”.
Nel giardino vi è anche un’opera in cui è rappresentato un braccio ferito che porge un pallone a una croce: “Devo tutto a Gesù attraverso il pallone e gli devo grazie anche in un momento in cui sta per morire. Il braccio è sofferente, squarciato. Anche io ho sofferto per raggiungere gli obiettivi come lui. Non sono morto, ma il braccio squarciato è una similitudine. Se fossi un artista sarei un artista che cancellerebbe tutto per dare solo passione per il calcio, anzi cancellerei anche il calcio, userei solo la parola passione”.
Il discorso si sposta poi sul calcio. Pantaleo Corvino racconta l’acquisto mancato di Nemanja Vidic: “Mi piaceva molto, l’avevo visto in Serbia e poi andò in Russia. Nel secondo anno lo volli fortissimamente a Firenze e feci pagare alla Fiorentina la clausola di 6,5 milioni di dollari. Nel frattempo andai a Mosca tre volte a parlare con il ragazzo, con la moglie. Quando feci il nome di Della Valle, portai una borsa per lei e fu compiaciuta. Dovevo però cedere un extracomunitario per liberare il posto. Nel giorno di Santo Stefano vedevo Manchester United. Si fece male Rio Ferdinand e il giorno di Capodanno, mentre chiamai per gli auguri, non ricevetti risposta da Vidic e dal procuratore. Il Manchester United aveva preso Vidic pagando 20 milioni di dollari con un contratto di cinque anni a 2,5 milioni di euro mentre io offrii 800mila euro. Rimasi male. Successe che l’Inter poi prese Vidic. La prima partita fu a Firenze, Fiorentina-Inter. Io andai in panchina. Dalla Curva Fiesole uscì uno striscione “Vidic portaci la borsa”.
Un altro elemento mai portato a Firenze fu Arturo Vidal. Il 4-4-2 di Prandelli però impedì il suo tesseramento. Corvino racconta: “Al Bologna presi Pulgar, avevano in comune lo stesso procuratore, Felicevich. Quando arrivò a Firenze mi regalò una maglia di Vidal con una dedica particolare all’allenatore che non permise il suo passaggio alla Fiorentina. Il mio orgoglio? Vlahovic pagato a 17 anni 1 milione di euro e venduto per 80 milioni. Una bella plusvalenze, che vanno alla società e non ai direttori. Queste entrate fanno tirare il fiato”.
Corvino racconta poi il viaggio più strano per visionare un calciatore: “Andai a vederlo in Sudafrica. Prendo l’aereo da Brindisi per Milano, arriviamo lì e il giorno dopo vediamo la partita passando in mezzo a strade stranissime. Lo stadio era una cattedrale in mezzo al deserto. Il giocatore da visionare aveva il numero 7. Stop, dribbling abbozzato e infortunio al primo pallone toccato con cambio richiesto. Tornai senza aver visto il giocatore”.
Pantaleo Corvino ha un’unicità rispetto agli altri direttori: “A differenza dei miei colleghi ho una vocazione per il settore giovanile. La differenza è sapere: per la prima squadra servono qualità conclamate, nel settore giovanile si lavora sulle potenzialità. Intravedere è più difficile di vedere. Lo feci con Miccoli, Bojinov, Vucinic. La qualità non ha età e lo dimostro coi fatti: Camarda è un ragazzo che gli puoi dare 22-23 anni. Non c’è solo l’idea di giocare coi giovani, devi sapere su quali cavalli puntare”.
E poi: “I talenti sono dei purosangue, hanno istinti dati da Dio. Noi dobbiamo svilupparlo con allenatori, strutture e migliori attrezzature. La conoscenza serve insieme però al talento, noi dobbiamo portare i ragazzi alla cultura della conoscenza e del sapere. Un talento senza il sapere non diventa importante”.
Pantaleo Corvino ha prelevato tantissimi giocatori da Serbia e Montenegro. E da qui altri aneddoti: “Giorni fa ero a Milano. Eravamo a cena con addetti ai lavori, c’era una persona che spesso mi accompagnava in Serbia. Mi disse: ‘Il sindaco di Belgrado vuole farsi promotore per darti la cittadinanza slava’. Jovetic, Vlahovic, Nastasic, Milenkovic, Savic…sconosciuti che hanno arricchito il loro paese”.
In casa Lecce si coniugano sostenibilità e risultati storici. Corvino è orgoglioso: “Pianifichiamo tenendo conto che lo facciamo in autofinanziamento, in sostenibilità e senza debiti. Tutto ciò facendo risultati. Il mercato estivo è più pianificabile di quello invernale, si mettono a frutto le idee durante l’anno e si semplificano. Gennaio è meno pianificabile, c’è meno prodotto. Durante le ultime ore sembriamo come in sala parto”.
Nella lunga carriera, Corvino non ha mai lavorato con un club candidato alla vittoria dello scudetto anche se nel suo periodo migliore alla Fiorentina ci furono proposte da Roma e Juventus. Corvino conclude: “Quest’anno è partito il mio 51°compleanno nel calcio. 15 anni li ho fatti partendo dalla Terza Categoria con due proprietà. Negli altri 35 anni ho avuto quattro proprietà. Con la Fiorentina ho raggiunto quattro volte la Champions League. Potevo salire su qualche treno, forse avrei potuto raggiungere lo scudetto, l’obiettivo che mi manca. Non rimpiango nulla, quando sto bene con proprietà che mi stimano sono contento”.
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Bravo, ma ora vai a goderti la pensione.
Vieni tu al suo posto???
Lui e’ sicuro di prenderla! Tu?
Onore per i tanti campioni scovati….ma sarebbe anche onesto riconoscere i tanti bidoni presi
grande direttore. Chissà se non trovi qualche giovane talento e vinci lo scudetto col Lecce. Ma sbrigati che non sei sempre signorino
Il trumpismo è diffuso a tutte le latitudini.
Basta avere una parte del popolo devota e disinformata.
Pa parte del popolo dice sold out !!!
Un parallelismo fuoriluogo.
Ba curcate peu
Number One
Credo che ciò che lui fa in economy senza indebitarsi e nel rispetto di ciò che gli si chiede da parte di un club e solo da ammirare ed è di insegnamento puro nel modo di fare calciomercato,diciamocela tutta ogni Ds se ha vagonate di milioni da spendere e più facile fare il Ds ma se hai un club che deve centellinare ogni spicciolo per sopravvivere e molto difficile.tanto di cappello al maestro.
Concordo appieno, da esterno alcuni commenti mi stupiscono molto, come si dice dalle mie parti sarebbe da portargli l’acqua con le orecchie..
Se molti, te compreso, conoscessero le reali ed effettive possibilità finanziarie del club, che ha un bottino di “appena” 46 milioni di euro come differenza positiva del mercato 24/25, farebbero altri discorsi.
Ma ovviamente ignorare o non voler conoscere è più comodo per avvalorare la propria opinione su Tizio, Caio o Sempronio.
A te Don Chisciotte
I DS seguono le direttive delle societá, o pensi che Corvino i 46 milioni se li é messi in tasca?
Sono nelle casse della Società, non in tasca a Corvino.
Ovviamente.
Appunto, qui si sta parlando di Corvino non di Sticchi Damiani.
A Belgrado lo conoscono come Corvinicicc
Mesciu Pantaleo e’ inarrivabile. A molti puo’ essere antipatico e presuntuoso ma e’ innegabile la sua competenza, professionalita’ e attaccamento al territorio.
Si ! Al suo territorio …
Siamo tutti attaccati al territorio, al proprio territorio, compreso io. Tu invece da quale territorio scrivi?
Cattiverie inutili, ci vuole rispetto
Remida
Sarebbe Re Mida comunque