Due salvezze da attaccante titolare condite con 17 gol e tantissimo sacrificio per la squadra. Il nome di Nikola Krstovic passa dal presente agli annali della storia del Lecce. Il montenegrino ha iscritto il suo nome su due salvezze e per due anni è stato capocannoniere di squadra. Dopo un’estate in cui il desiderio di misurarsi in altri contesti era ormai noto, Krstovic è diventato il successore di Mateo Retegui all’Atalanta in una sorta di gioco d’incroci che avrebbe potuto portarlo a Bergamo già l’anno scorso prima del bomber azzurro. Questo grazie alla stima di Gian Piero Gasperini, ago della bilancia della trattativa non andata in porto con la Roma, tormentone di calciomercato dell’estate 2025.
Krstovic tira troppo. Krstovic ha sempre la testa bassa. Krstovic è egoista. Sono queste le critiche che l’appassionato e a volte impaziente popolo giallorosso ha mosso all’attaccante arrivato dopo i grappoli di gol segnati con la maglia del Dunajska Streda, spinto a uno storico secondo posto nel campionato slovacco. Nella crescita di un ragazzo arrivato a Lecce a 23 anni ci deve per forza essere un miglioramento tecnico, tattico e anche umano, ma basterebbe portare un dato a descrivere “il paradosso di Nikola”. Gli ultimi due ingressi nel tabellino di Krstovic hanno propiziato le reti dell’ultima, storica, salvezza. Nikola ha infatti servito i passaggi decisivi sia a Ramadani con il Torino sia a Coulibaly all’Olimpico in casa Lazio. Destino che a volte sorride e che mette a tacere anche le critiche.
L’avventura di Krstovic nel Salento è cominciata con il campionato 2023/2024 già iniziato. Scaldatosi già con altri gol con il DAC, Krstovic si presentò chiarendo i suoi miti. Uno di questi, anch’egli leggendario a Lecce, è diventato un amico: “Sono felice di essere in una piazza importante come questa, ho preso la numero nove perché sono cresciuto nel mito di Mirko Vucinic e Zlatan ibrahimovic”. L’ossessione per il gol di Krstovic ha fatto sì che la presentazione ufficiale avvenisse già dopo la prima marcatura segnata in maglia Lecce. D’Aversa lo schierò dopo un solo allenamento e, allo stadio Franchi, una manciata di secondi dopo il suo ingresso, fu già gol.
Krstovic ha sorpreso il calcio italiano sin da subito: 3 gol in 3 partite per porgere 5 punti al Lecce (Lecce-Salernitana 2-0 e Monza-Lecce 1-1 dopo l’esordio toscano) che diventarono 4 in 7 presenze con il tap-in segnato al Via del Mare col Sassuolo. L’effetto però svanì e, complici anche le difficoltà del Lecce di D’Aversa, Krstovic restò a digiuno fino alla giornata numero 22. Il tiro deviato e finito alle spalle di Martinez in casa del Genoa, arrivato dopo un rigore fallito, fu la prima segnatura già di un nuovo Krstovic, già più addentro il campionato italiano e tanto voglioso di lottare su ogni pallone. Il Lecce di D’Aversa soffriva e a pagarne era anche il montenegrino, che, con responsabilità, si presentò dal dischetto nella difficile trasferta di Frosinone. Dopo l’errore di Rafia, l’ufficialmente autogol di Cerofolini fu una rete tanto importante per respirare in una partita dove il Lecce soffrì tantissimo.
Con l’arrivo di Gotti, Krstovic fu affiancato a Piccoli. Nel punto di svolta vissuto a Salerno, da Krstovic nacque l’autorete di Gyomber, rete che valse tre punti di platino. Il tecnico veneto, da buon accademico, impartì un’ottima lezione al suo Lecce e Krstovic fu parte integrante della vittoria quasi scaccia-paura di Reggio Emilia con l’assist per lo 0-3 di Piccoli, di fronte a un mare di tifosi giallorossi. Uno (se non il) gol più bello di Krstovic, poteva valere anche la salvezza matematica: la bordata segnata nel finale di Lecce-Monza. Dopo l’1-1 coi brianzoli, Krstovic andò in rete anche a Cagliari. Il palo fermò Blin per l’eventuale rimonta ma alla fine fu salvezza festeggiata dal divano. L’abbraccio di Krstovic con i compagni in un locale di Piazza Mazzini suggellò la felicità del primo anno italiano.
Nel secondo anno, la maturità. Dopo il prologo-gol al Mantova in Coppa Italia, Krstovic diventò ancora più leader: sua la firma nell’1-0 al Cagliari. Il progetto tecnico di Gotti però balbettava e una partita che sembrava un’altra serata felice rappresentò una svolta negativa personale e di squadra. Contro il Parma, Krstovic sbatte in rete il 2-0 e, nel finale, manca più volte l’occasione del tris. Fa male. Il Parma rimonta nel recuperò con Almqvist e Hainaut e nella memoria dell’attaccante passano i momenti delle occasioni mancate. Nel calo della squadra giallorossa, finisce sul banco degli imputati anche l’attaccante, accusato di troppi tiri ma effettivamente poco assistito dai compagni.
Con Marco Giampaolo alla guida del Lecce si promuove il palleggio e, alla prima in casa del Maestro, Krstovic porge a Rebic il pallone dell’1-1 contro la Juventus. La fase offensiva del Lecce si appoggia sulle abilità spalle alla porta del montenegrino, investito di responsabilità. Il gol personale con il nuovo tecnico arriva in una vittoria: 2-1 al Monza e Krstovic segna la rete che libera Dorgu dalle responsabilità seguite all’autorete.
L’11 gennaio il Lecce sbanca il Castellani di Empoli e in copertina c’è il suo bomber. Il Giampaolo-ball annichilisce l’avversario e Krstovic strappa applausi con il tiro a giro che chiude la contesa (1-3). In un altro 1-3 in trasferta, a Parma, Krstovic è il migliore nonostante la doppietta di Pierotti: gol annullato, immediata risposta al vantaggio crociato e ben due assist all’argentino. L’apice arriva dopo un fine calciomercato in cui Krstovic avrebbe potuto seguire le orme di Dorgu. Betis e soprattutto Milan tentarono il colpo nel finale. Dopo la vendita di Dorgu, però, il Lecce non poteva privarsi del suo totalizzante elemento offensivo.
La parola totalizzante non è esagerata. Al di là delle statistiche, fanno capo a Krstovic quasi tutti i (per un certo periodo pochi) pericoli generati dal Lecce agli avversari. Dal dischetto arriva il gol numero 10 al Ferraris e nel finale di campionato furto palpitazioni e calcoli l’ultima firma in A è l’inserimento nell’area del Verona nel match poi pareggiato 1-1.
Il finale è quello già annunciato. Il paradosso di Nikola, tiratore incallito, leader nei top5 campionati d’Europa per conclusioni verso la porta, che veste i panni dell’assistman per Ramadani e Coulibaly. Il tripudio dell’Olimpico è tutto meritato. L’Atalanta ora dovrà canalizzare la sua qualità verso altri obiettivi.
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Corriere dello Sport….Sono molto soddisfatto del centro sportivo, delle persone che lavorano qui e dello stadio. Non ho mai visto tanta professionalità in vita mia – ha proseguito l’attaccante -. Non mi aspettavo questa accoglienza. Questo è un gruppo sano, simile a quello che ho trovato alla Stella Rossa. Ha detto questo…… come se non fosse stato mai al Lecce…amen
Grande Nicola! In bocca al lupo
L Atalanta ha fatto un affare. Nikola fatti valere