E ti pareva che non dovevamo prendere uno sconosciuto da una squadretta slovacca! Uno sconosciuto che ha fallito persino in Serbia! Se ne sentivano di ogni quando il Lecce decise di mettere mano al portafogli ed investire circa 4 milioni per portare, in un fine agosto di due anni fa, tale Nikola Krstovic nel capoluogo del Tacco d’Italia. Dichiarazioni di certo frettolose di chi ha il vizio di sentenziare a priori, ma non basate sul nulla perché effettivamente questo ragazzone montenegrino ignoto ai più lo era. Ma ancora per poco, perché non molte ore dopo la firma scoccò uno dei più classici colpi di fulmine.
Svettando a Firenze e ripetendosi una settimana dopo con la Salernitana, NK9 si prese il cuore dei calorosi tifosi giallorossi. Fu amore a prima vista, di quelli che i giocatori che evidentemente lasciano tutto sul rettangolo verde sono soliti far sbocciare se riescono a coniugare una certa confidenza con delle doti tecniche. Se poi queste si tramutano in gol, sai che bellezza. E quel Krstovic e quel Lecce belli lo erano veramente, tanto che in poche settimane insieme si trovarono a respirare una clamorosa aria europea.
Che certe altitudini erano difficili da sostenere era scontato, ma intanto furono mesi di passione travolgente come lo era il carrarmato montenegrino nei confronti di difese avversarie che non riuscivano a contenerne la furia. E mentre negli store si impennava la vendite di divise con il numero 9, come in Serie A non accadeva dai tempi del suo connazionale Mirko Vucinic, quelle stesse difese iniziarono a studiarlo eccome. Uno, due, tre avversari tutti su di lui, che tradì una certa insofferenza figlia di comprensibile inesperienza e che andava a braccetto con la Krstovicdipendenza che invece l’undici di D’Aversa manifestava.
I primi nervosismi, le prime difficoltà. Pensate, e sembrano davvero uno scherzo lontano (che invece arrivò fino all’inizio dello scorso inverno), anche i primi “nu mbale”. Intanto, con l’aiuto di Piccoli e di un Gotti che gli scrollò di dosso qualche responsabilità, arrivò anche la prima festa. Gioia giallorossa, insieme a tramutare in festa quell’amore estivo divenuto già vincente relazione. E, tra zampate e punizioni, anche la seconda stagione sembrava poter proseguire così, ma cali tecnici (singoli e collettivi) e una certa tendenza all’intestardirsi alla ricerca della giocata personale, per trascinare la squadra ma anche, e avendolo conosciuto in questi anni possiamo dirlo, l’ambizione di mettersi in mostra per un futuro altrove.
Tra crescita delle consapevolezze e la cura del maestro, Krstovic è tornato a fare il Krstovic e anche più ritrovando incisività dei tempi migliori tanto da prendere per mano il suo amato Lecce e portarlo a fare la storia. Poi l’addio. Sedotti e abbandonati? Forse. Ma con in mezzo un lascito enorme. Di gol. Di sudore. Di passione. Di successi. Grazie di tutto Nikola.
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Se giocava lui perdevamo
Se gli va ben fa la fine bojinov
Torna a respirare l’aria barese,
che la nostra positività potrebbe darti alla testa.
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