Moroni: “Con Corvino e i Semeraro tante soddisfazioni. E quei ‘no’ per l’unione con il Casarano ed un calcio più sostenibile…”

Mario Moroni, presidente del Lecce dal 1994 al 2002 e in passato anche consigliere in Lega Calcio, è stato intervistato durante il programma “Distinti Sud Est”, in onda su Radio Orizzonti Activity

BATTAGLIE IN LEGA. “Abbiamo abbinato la crescita sportiva anche all’importanza che il Lecce incominciò ad avere anche a livello nazionale come prototipo di piccola società provinciale che si faceva rispettare anche nelle sedi istituzionali. Siamo stati apprezzati anche per la nostra indipendenza perché non abbiamo mai fatto parte di lobby o di situazioni preconfezionate, ma esprimevamo le nostre opinioni in Lega. Nel 2002 fummo incaricati io per le medio-piccole e Antonio Giraudo per le grandi di redigere un piano di rilancio del calcio italiano. Fummo interessati addirittura dal Parlamento italiano attraverso la settima commissione parlamentare di rilanciare il calcio italiano attraverso un progetto nuovo. Io e Giraudo lavorammo per molti mesi e presentammo alla fine un piano univoco. Un passo già molto importante perché le grandi, che lui rappresentava, si univano alle medio-piccole, che rappresentavo io, per qualcosa di veramente straordinario. Non si riuscì a varare il piano per la miopia di qualche presidente di grande squadra che, per esempio, sul salary cap non fu d’accordo, ma quella proposta avrebbe salvato parecchie società perché noi proponevamo di contingentare gli ingaggi e di rapportarli anche ai bilanci societari. Se fosse stato varato quel piano, per esempio, tante società non si sarebbero svenate per pagare degli ingaggi che oggi veramente sono pazzeschi e assurdi e che hanno portato oggi all’impossibilità di gestire alcune società da parte di gruppi italiani. Penso che l’avvento di cinesi, arabi e americani soprattutto attraverso fondi speculativi centri francamente poco col calcio italiano. Quel progetto non passò perché il presidente Moratti sostenne nell’assemblea di Lega che l’Inter voleva rapportarsi ai migliori club europei e quindi, siccome poteva spendere, poteva andare a pagare i calciatori quanto lui voleva. Ci scontrammo con un atteggiamento antieconomico per loro stessi perché poi tanti club sono stati costretti a vendere, Moratti in testa”.

CORVINO. “Si arrivò a quella scelta con l’apprezzamento umano quando lui era dirigente del Casarano. Io, Ventura e Candido andammo una domenica a vedere la partita del Casarano e nell’antistadio fummo presi di mira da qualche tifoso. Noi naturalmente facemmo finta di niente, ma quella sera Pantaleo Corvino mi telefonò chiedendo scusa e dando tutta la solidarietà. Fu molto apprezzato da me sotto il profilo della correttezza umana e del rispetto dei valori che il calcio deve esprimere. È una persona perbene che sa riconoscere chi gli ha dato fiducia. Non è tra quelli che nel calcio non ricordano quanto ha ricevuto di meritocratico e di positivo. Ho cercato sempre di tenerlo in alto nei miei pensieri e nella considerazione dandogli la giusta autonomia, anche nella proposta di calciatori. Per sette anni ci siamo sentiti una volta al giorno, praticamente sempre, condividevamo tutto. Quando andò a prendere Bojinov, era a Malta e mi chiamò per dirmi che c’era un ragazzo di 12-13 anni che era una forza della natura e io gli dissi “Vabbè, prendilo!”. Con Lucarelli la spinta gliela diedi io quella volta al ritorno dal ritiro perché capivo che ci serviva un centravanti e gli dissi “Dai Pantaleo! Prendiamolo punto e basta!””.

1997/98. “Peppino Pavone non aveva messo in conto che la Bosman aveva cambiato totalmente il mondo del calcio. Non si era reso conto che i calciatori non erano più proprietà delle società come era stato prima, ma i club avevano soltanto i diritti alle prestazioni calcistiche. Quindi bisognava coinvolgere necessariamente i procuratori ed era un transito obbligato che lui non riusciva a cogliere perché riteneva di dover essere indipendente dal mondo dei procuratori. Probabilmente non era preparato ad interpretare il nostro progetto: stare in serie A combattendo, ma stare stabilmente il maggior numero di anni possibile e non retrocedere dopo un anno. Non fu un’esperienza positiva, dopo qualche mese ce ne rendemmo conto. Probabilmente fu anche il motivo per cui Ventura al tempo preferì cambiare società e andare a Cagliari. Io presi Prandelli, non un allenatore di ultimo ordine. Era un emergente che tra l’altro Pavone stesso consigliò, ma anche Prandelli non si dimostrò all’altezza della situazione perché non capì che bisognava aprire un nuovo ciclo nonostante i risultati straordinari ottenuti in due anni. Con Corvino rimettemmo tutte le cose a posto, attraverso la programmazione che gli è propria. È questo il suo grande merito, oltre a saper individuare i calciatori, soprattutto giovani, che hanno un futuro”.

PIAZZA. “Noi siamo stati i pionieri di un nuovo corso. La gente, la tifoseria sì c’era, era entusiasta e ancora oggi ricorda quel periodo, però c’era anche una frangia che vedeva nella proprietà della nostra società una proprietà che non faceva quello che avrebbe dovuto fare secondo le loro aspettative. Avere una proprietà con una banca alle spalle era fuorviante per una città come Lecce. Anche per questo dicevo a Semeraro di andare piano nell’assumere quest’impegno che poi per senso civico abbiamo assunto, e lo sottoscrivo anche per Giovanni Semeraro, senza nessun interesse personale legato a quella scelta. Una scelta che economicamente, banca o non banca, ci è costata l’iradiddio. Quando salimmo in A, dopo quella vittoria a Cesena in quella famosa partita del doppio salto con la doppietta di Palmieri, al ritorno io ero andato in macchina e c’era già chi parlava di UEFA! Ecco, questa corsa sempre ai massimi traguardi sportivi, sempre avuta in testa da una frangia della tifoseria, era una cosa sbagliata ed è oggi una cosa sbagliata. Nonostante il record del quarto campionato di serie A che oggi stiamo per iniziare, merito di questa società con Saverio in testa, noi dobbiamo sempre tenere conto che l’obiettivo è rimanere in serie A, oggi ancora di più. Ricordo proprio l’anno di Prandelli. Avevamo cominciato quel campionato con cinque sconfitte. Andammo a Milano e vincemmo 2-1 con il Milan con in campo Cyprien e Govedarica, tutti ‘sti giocatori qua presi un po’ così in maniera improvvisata da Pavone. Nelle successive quattro partite, fino alla decima, noi riuscimmo a fare 10 punti. Nonostante questo, nella partita casalinga con il Brescia in un pomeriggio buio e piovoso di autunno, fummo contestati. È paradossale. Eravamo quartultimi, non eravamo più nelle ultime tre. La tifoseria leccese, come tante, è una tifoseria particolarmente esigente e soprattutto nella frangia più appassionata magari le pretese per noi erano davvero irraggiungibili. È questa la chiave, il passaggio che la tifoseria dovrebbe capire. Devo dire che recentemente ha fatto dei passi avanti e merito della salvezza dell’anno scorso è stata proprio la coesione che c’è stata nelle ultime partite. Memorabile la partita con la Lazio in cui una grande parte della tifoseria, nonostante tutte le difficoltà, ci ha creduto ed è stato determinante perché i calciatori sentono l’umore della tifoseria. Una tifoseria che segue la squadra aiutandola anche e soprattutto nei momenti di difficoltà è veramente un grande aiuto, una grande risorsa”.

RETROCESSIONE 2002. “Tra la retrocessione dell’anno 2001-2002 e quella del 2005-2006, quella più amara è la prima. C’erano tutte le condizioni per una salvezza anche quell’anno. Purtroppo poi non ci fu questa possibilità di salvarsi in perché probabilmente ci fu qualche errore. Probabilmente qualche giocatore non rese per come si sperava, ci fu anche un grande acquisto che Pantaleo fece e che non assecondò le aspettative (Popescu, ndr). È il rischio che si corre quando al terzo anno uno pensa di consolidarsi con il grande acquisto, una situazione simile a quella dell’anno scorso, con l’omologo Rebic, che però aveva attorno i Krstovic e i Baschirotto che hanno tenuto la barra dritta verso l’obiettivo”.

PROPOSTA A FILOGRANA. “A Casarano alla fine degli anni Novanta c’era una situazione societaria di disimpegno da parte del commendatore Filograna, ma questo mi diede l’idea di tentare di realizzare qualcosa insieme tra Lecce e Casarano nonostante la consapevolezza del campanilismo magari eccessivo. Alla fine degli anni Novanta andai a trovare il commendatore e gli dissi “Noi siamo il Lecce, un gruppo di una certa importanza economica. Tu sei un imprenditore straordinario, illuminato, noto, capace in campo nazionale e anche internazionale, perché non uniamo le forze facendo una grande squadra insieme?” Fu un’idea che poi non fu veicolata attraverso la stampa e Filograna mi disse “Guarda, fai un progetto e vediamo quello che si può fare. In fondo quello che dici è giusto perché unendo le forze probabilmente riusciamo a fare qualche cosa di importante”. Io mi misi al lavoro insieme al mio amministratore delegato, facemmo un progetto e ritornai da lui che mi disse “Guarda, apprezzo molto aver visto il progetto che gli presentai, la tua idea, il vostro progetto però qui a Casarano non è possibile perché i tifosi del Casarano mi odierebbero a morte per quello che andrei a fare”. Quindi non fu possibile unire le forze tra due colossi dell’economia salentina che unendosi potevano fare una grande squadra. Adesso c’è Antonio che con mia grande soddisfazione ha fatto tornare l’entusiasmo. Penso che Casarano debba essere orgogliosa e soddisfatta”.

RAPPORTO CON IL LECCE. “È rimasto molto vivo perché quando si è stati presidenti di una squadra di calcio, soprattutto di una squadra come il Lecce che poi ha militato prevalentemente tra B e A, non può non rimanere un cordone ombelicale attivissimo con la società. Oggi ho un rapporto privilegiato intanto con il presidente Saverio Sticchi Damiani che mi è stato vicino nella mia presidenza, vedendo tante partite insieme a me, parlando tanto e soprattutto ascoltando. Mi riconosce che sono stato nel passato un punto di riferimento. Adesso è diventato un presidente a tutto tondo estremamente efficace nel gestire la società e i risultati si vedono. C’è un rapporto anche con il responsabile dell’area tecnica, Pantaleo Corvino”.

BILANCIO. “Direi più che positivo perché io assunsi la presidenza in corsa in quell’anno in cui il presidente era Bizzarro, in un periodo in cui Jurlano aveva dato tanto alla società e a Lecce e non era stato bene. Mancò in quel biennio la continuità gestionale di Franco Jurlano che dimostrò di essere estremamente abile nella conduzione. Noi entrammo che eravamo ultimi in classifica in serie B dopo la retrocessione dalla A alla B e ahimè non fummo in grado di arginare questa discesa ormai irreversibile, tant’è che a fine anno cambiai totalmente la squadra a partire dall’allenatore perché presi Ventura già in febbraio-marzo. Mi resi conto che ormai era un anno perso dopo l’esperienza breve di Reja. Quello però era un gruppo a fine corso e da lì ricostruimmo un percorso veramente straordinario. Non dovevo badare solo al risultato sportivo, ma dovevo anche ricostruire uno staff societario che andava implementato. Introdussi un amministratore delegato, Claudio Fenucci, che poi ha dimostrato di essere estremamente abile nel portare avanti la società sotto il profilo amministrativo anche con competenza tecnica e mi dotai di collaboratori di straordinaria importanza quali appunto anche Corvino successivamente. Poi ci fu una presa di posizione di Ventura che non credette nel progetto perché presi Peppino Pavone come direttore sportivo all’epoca e non si dimostrò all’altezza delle aspettative. Dopo Pavone e un brevissimo intervento di un certo Vignoni che diede veramente nulla, mi rivolsi a Pantaleo Corvino”.

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14 Commenti
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Tonitty
1 anno fa

Vignoni era il DS del Vicenza vincitore della Coppa Italia, non un fesso, poi venne corvino. Pavone ex calciatore interista fu il mago di zemanlandia
Rispetto!

Sergio
1 anno fa

Ricordo sempre con immenso piacere quel periodo

Toto
1 anno fa

Leggere la testimonianza di Moroni, è stato un piacevole tuffo nel passato 🟡🔴

Mercenari
1 anno fa

Veramente bei tempi

Alessandro
1 anno fa

Grande Moroni..in tutti i sensi..

Marco
1 anno fa

Grandissimo presidente e grande persona. Grazie di tutto sei sempre nei nostri cuori, che periodo stupendo..

Lupo Alberto
1 anno fa

Grazie per questa bella intervista 💛❤️

Kevin Carlos
1 anno fa

Vero presidente ❤️

Luca
1 anno fa

Quanti ricordi mi sono passati per la mente…Grazie presidente Moroni

Commento da Facebook
1 anno fa

Pochi anni dopo e il calcio iniziò le artefatte con l’ingresso delle pay.tv si ebbe il declino naturale delle domeniche allo stadio o radiolina.
Adesso il Biglietto è schizzato al quadruplo del coefficiente inflazione e Potere di acquisto, appassionava il Calcio dal 1970 sino al 1998.

Sergio
1 anno fa

Sono perfettamente d’accordo

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