Qui le altre dichiarazioni su Lecce-Verona e sul campionato
Wladimiro Falcone va spesso in difficoltà quando gli si chiede la sua parata più bella. Si parla di quelle di quest’anno: “Io mi dimentico quelle che faccio. Quella col Genoa è stata la più difficile. A Parma al 94’? Più per i fotografi, ma importante. Quella su Rowe col Bologna anche è stata importante. La più bella resta quella su Deiola”.
Da bambino, il romanista Wlady aveva degli idoli, poi cambiati una volta diventato un portiere: “Allora, quando ero piccolo e non giocavo a calcio, essendo romanista, ho vissuto l’ultimo tricolore della Roma. Mi stavo specchiando e chiesi a mia madre ‘assomiglio un po’ ad Antonioli?’ Poi crescendo c’è Gigi Buffon, il miglior portiere della storia, anche se Fruchtl dice Neuer. Ha rivoluzionato il modo di parare, ma è il secondo miglior portiere della storia. Il suo modo di parare mi ha messo un po’ in crisi, ma sto migliorando nel gioco coi piedi, a me serve come a tutti i portieri”.
Molte squadre giocano impostando dal basso. Nel Lecce di Di Francesco, il concetto è applicato con criterio: “Non ci sono forzature. Noi giochiamo per la salvezza e dobbiamo rischiare il meno possibile, non possiamo prendere gol ed è difficile riprenderla poi. Se la giocata è sicura ok. A me piace lanciare, la decisione spetta a me, quando sono sicuro la poggio al centrocampista”.
Falcone, sempre presente da tre stagioni e undici partite, ha lasciato le briciole a Cristian Fruchtl. Non mancano gli elogi: “In Coppa Italia ha evitato un passivo maggiore, è stato bravissimo. Mi dispiace per lui, è un bravissimo ragazzo e abbiamo un ottimo rapporto. Non è facile per lui ma si è fatto trovare pronto, sono contentissimo di lasciargli spazio se dovessi avere un raffreddore. Il Lecce sarebbe sempre in buone mani. Gli auguro l’anno prossimo o tra due tre di essere il titolare, è davvero un ottimo portiere”.
La promozione a capitano dà più responsabilità: “Il ruolo del portiere è il più complesso. Devi osservare per tanto e dare il massimo anche nell’unica occasione l’avversario si va avanti. La fascia da capitano? Diciamo che quando io salgo sul bus per andare allo stadio e guardo la gente per strada con le sciarpe ogni volta mi viene la pelle d’oca pensando ai loro sacrifici –Falcone ammette-. Sei un motivo di vanto, puoi portare felicità e mi emoziona ciò, mi mette carica. Da quest’anno negli spogliatoio guardo fascia e gagliardetto. Sono teso prima della partita e mi dico di non esserlo perché sono il leader. Sento di rappresentare tutto il Salento e spero di farlo nel migliore dei modi. L’anno scorso fui capitano dopo aver perso mia mamma e nella partita con l’Atalanta Baschirotto mi cedette la fascia. Poi fortunatamente non ha saltato partite, anche lui è stato un vero capitano, spero di non farlo rimpiangere portando in alto il Salento”.
Parlando di sosta nazionali, Falcone ricorda la sua chiamata azzurra e rammenta: “La sosta la vivo malissimo perché ci alleniamo tanto. La Nazionale non è ossessione, ora ci sono portieri forti. C’è Caprile, è giusta la sua convocazione. Meret, Vicario, Carnesecchi, Donnarumma…La partecipazione in Nazionale è stata una grande emozione, motivo d’orgoglio. Se dovesse arrivare ben venga ma non la vivo male. Faccio il tifo per l’Italia e ogni tanto scherzo con Ramadani, gli chiedo di farmi avere il passaporto albanese”.
In estate, si era parlato di un divorzio tra Falcone e il Lecce. Il diretto interessato si pronuncia: “Non è che siano arrivate grandi offerte. Io ero tranquillo, sereno. Corvino aveva parlato di cicli chiusi ma se ne poteva aprire un altro. Io ero tranquillo dal primo giorno, se fosse arrivato qualcosa l’avremmo valutata decidendo la migliore soluzione. Cose concrete non sono arrivate, va benissimo così e sono contento di essere rimasto e di fare il capitano. Ero quasi contento di rimanere. A viverla l’ho vissuta normalmente”.
L’andazzo potrebbe portare Falcone a restare a vita al Lecce: “Diciamo quest’anno inizio a pensarlo. Ho 30 anni, devo farne 31, ho davanti almeno 7-8 anni, se il presidente vorrà e se non dovessero succedere cose importanti di mercato non mi dispiacerebbe stare qui. Amo la città, la gente, il cibo. I colori sono simili poi alla Roma scherzosamente, andrebbe benissimo. Il contratto di due altri anni e sono qui da quattro. Salentinità? Poca, ma non per il Salento. Da quando ho 15 anni giro l’Italia, ma sono romano dentro. Ho tanti amici che parlano solo dialetto, ho dovuto impararli come l’inglese per adattarmi allo spogliatoio e per parlare con la fidanzata che è americana”.
Il portiere, estremo difensore più presente in A, ringrazia i dirigenti: “Non pensavo di avere questi numeri. Sono arrivato in prestito, non l’ho mai pensato. Ringrazio Corvino e Trinchera, sono stati gli unici a credere in me. Trinchera mi prese in B a Cosenza e Corvino mi ha ripreso in A. Li ringrazio per l’opportunità e spero di continuare a ripagarli. Non pensavo a questi numeri, se mi fermo e guardo indietro vedo tanta strada, sono orgoglioso e contento di aver fatto questo percorso a Lecce, sono contento e onorato”.
La costante a Lecce è la maglia numero 30: “Il tre è il mio numero fortunato, quando ero ragazzino alla Samp avevo legato tantissimo con Padelli, andava sempre in prestito e andava in ritiro. Stavo sempre con lui e aveva il 30. Legai con Fiorillo, altro portiere della Samp che aveva il 30. Quando feci 10 presenze alla Samp avevo il 33, da lì mi chiesero di continuare col 33, ma a Lecce ce l’aveva Calabresi e passai al 30. Diciamo che è andata bene”.
Falcone ad oggi viaggia alla media di un rigore parato per campionato. Uno di fatto valse la prima salvezza in A: “Spero di pararne uno in casa e poi più di uno e spero sia decisivo come quello col Monza –ricorda Wladimiro-. Il brivido più grande come momento più bello fu a Lukaku, all’Olimpico contro la Roma. Sul momento è stato bellissimo, quello più importante naturalmente a Monza, non mi resi conto di quello che avevo fatto. Dopo il gol di Colombo mi resi conto…è stato più bello il dopo”.
In conclusione, Falcone racconta l’eroica salvezza di Lazio-Lecce 0-1: “La partita poteva durare per giorni, ci fu un allineamento dei pianeti clamoroso, facevo la corsetta e vedevo i laziali che m’insultavano, dentro di me dicevo che avremmo vinto. C’era una magia nell’aria e dissi alla squadra di star tranquilli. Chiedevo solo un gol perché nessuno mi avrebbe segnato. Ho preso tutto e non so spiegarlo. Inizio a pensare che mia mamma mi aiutò, piansi tanto alla fine, sarà difficile ripeterla con quella magia ma spero che con la Lazio possiamo ripeterci facendo punti. Sarebbe difficile ma ce la metteremo tutta”.
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