Stovini: “Zeman voleva arrivare quarto. Con Delio Rossi? Nessuno avrebbe sperato…”

L’ex colonna difensiva del Lecce si è raccontato al podcast Doppio Passo

stovini

Lorenzo Stovini, ormai stanziatosi nel capoluogo salentino, ha raccolto tanti aneddoti della sua lunga militanza nel Lecce

Che salvezza!

Stovini ha iniziato così il suo racconto dei cinque anni leccesi con appunto sulla leggendaria salvezza del 2003/2004: “Sono stato cinque anni sotto la guida di Corvino, ci sono state retrocessioni ma anche salvezze importanti, la più bella quella con Delio Rossi. Avevamo 9 punti nell’andata e 29 nel ritorno, battemmo la Juventus a Torino, l’Inter in casa e l’Udinese di Spalletti. Nessuno ci avrebbe sperato. Cosa cambiò? Facemmo tutto con Delio Rossi. Noi con Rossi stavamo benissimo, facevamo un bel calcio e Rossi veniva da una promozione. Ha contato molto”.

L’esperienza di quel Lecce fu anomala in un calcio dove nell’eventualità di risultati negativi il primo a pagare è sempre l’allenatore: Obiettivamente ci aspettavamo un cambio di allenatore, invece la società nella figura di Corvino ha avuto quest’intuizione. Ci ha detto bene, arrivavano i punti dopo aver preso più consapevolezza. I risultati arrivavano e c’era entusiasmo. Alle volte basta una scintilla da niente. Magari avremmo cambiato allenatore e saremmo retrocessioni. Il gruppo c’era. Noi stavamo andando male e magari il cambio sarebbe stato un problema. La società ebbe ragione. Delio Rossi era un seguace di Zeman ma i suoi allenamenti erano ‘normali’, cambiò mentalità. Prima giocava come il boemo, poi cambiò, è stata una cosa buona per lui, arrivò ad allenare Lazio, Atalanta, Palermo, è stato bravo e ha avuto benefici”.

stoviniLecce Zemaniano

L’anno dopo al Lecce arrivò Zdenek Zeman. Dal racconto di Stovini emergono particolari sull’ambizione dell’allenatore boemo con i giallorossi: “Quello che si sente è vero. È sempre stato coerente, con le grandi e con le piccole. Ha stesso credo, stesso modulo e stesse tipologie di allenamenti. Poteva ambire a qualcosa di più in carriera, ma è normale che è diverso allenare una grande da una medio piccola. Lui è schematico. A Lecce ci furono delle polemiche, vennero fuori delle sue dichiarazioni. Voleva arrivare quarto, la società voleva arrivare quartultima. Non ha compreso il discorso che per il Lecce è fondamentale restare in A. Non potevi arrivare quarto con il Lecce, con massimo rispetto”.

I proverbiali allenamenti di Zeman mettevano a dura prova il gruppo. Stovini racconta: La parte fisica era pesante, ti abitui dopo un po’ ma è pesante. A febbraio avevi un calo, ma per una squadra che si salva è pesante. Ci siamo salvati ma abbiamo vinto partite con dirette concorrenti non facendo il gioco suo, stando più accorti. Abbiamo subito tanti gol anche se fummo secondo attacco del torneo. Ci difendiamo attaccando lui diceva. Voleva una squadra offensiva come tutte le sue squadre”.

Una retrocessione amara

Stovini accenna poi qualcosa sul 2005/2006: “Non contano i giocatori, dipende come si mette l’annata. Ci fu il cambio e prendemmo una china sbagliata, cambiammo 4 allenatori in un anno e diventa dura. Se fai un’impresa dopo 4 allenatori cambiati. Palermo salvo con 8 cambi? C’era Zamparini, gli allenatori che lavoravano con lui sapevano che poteva andare male anche da primi in classifica. È sempre stato così. Il cambio di allenatore? Quando c’è un cambio solo sai il motivo, quando sono troppi anche il calciatore va in confusione. Cerchi di fare il massimo ma sai che non sarà facile”.

Tra gli allenatori di quell’anno ci fu Silvio Baldini, ora guida dell’Italia Under 21: “Di Baldini ho un buon ricordo, sono contento di quello che sta facendo ora. La sua coerenza è reale. Dice le cose in malo modo perché è molto esuberante. Fu uno dei 4 allenatori cambiati, partì bene fu molto schietto e venne mandato via perché non arrivavano i risultati”.

E poi: “In tutte le squadre che sono stato non ho mai chiesto di andare via. Non ci sono state le condizioni o non mi sono mai state proposte. Io sono dell’avviso che uno deve fare il meglio anche per un anno, poi non si deve elemosinare nulla. La società propone e si può dire si o no. A Lecce? Il ciclo era finito prima, non c’è stato modo di poter rimanere. Andai al Catania, lì non accettai il rinnovo poi per altre cose”.

L’episodio della fascia da capitano con Ledesma

L’ex difensore, che in passato ha parlato anche di Tiago Gabriel, racconta poi il “cambio di fascia da capitano” del novembre 2005, quando un gruppo di tifosi chiese a Baldini di cambiare il capitano della squadra da Cristian Ledesma a Lorenzo Stovini. Il toscano, si chiedeva, aveva una maggiore incidenza nei dialoghi con gli arbitri: “Vennero gli ultras e ci fu un po’ di confusione. Ci allenavamo a Squinzano, fu il gesto che fece clamore. Personalmente mi fece piacere, si capiva che davo tutto e mi sentivo importante. Allo stesso tempo, togliere la fascia a Ledesma mi dispiacque. Sapeva che non c’entravo niente. L’anno finì male, retrocedemmo. C’è rammarico nell’anno in cui ebbi la fascia”.

E sugli eventuali sviluppi: “La squadra come lo prese? Era un periodo dove non andavamo bene, non se ne parlò molto e non ci furono problemi. Il problema era generale che andavamo male. Io capitano a Lecce ed Empoli? Non sono un sergente di ferro, presumo sia per come mi pongo, come mi alleno e quello che facevo in campo. Non andavo a parlare con le società, magari anche per la persona che posso essere”.

 

Redazione

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1 Commento
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Millefiori
8 mesi fa

Grande Stovini fortissimo una sicurezza

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