Nandu Popu, uno dei cantanti che compongono l’amatissimo gruppo salentino dei Sud Sound System, ha commentato la stagione disputata sino ad oggi dal Lecce ai microfoni di Distinti Sud Est su radio Orizzonti Activity. Queste le sue dichiarazioni rilasciate nel corso dell’intervista.
Cagliari-Lecce
“L’ho vissuta con grande trepidazione. Bisognava dare questo tipo di risposta, ma già i segnali c’erano stati nella partita contro l’Udinese. I nuovi arrivati hanno sortito l’effetto auspicato. Gandelman riesce a dare finalmente respiro alla trazione anteriore, si è rivelato un tuttofare nell’attacco leccese, ha dato anche ampio respiro ad altri reparti che soffrivano della carenza di gol perché comunque puoi difendere quanto vuoi, puoi fare un centrocampo ben organizzato, ma se vengono a mancare i gol cresce la frustrazione. Prendevamo gol sempre dopo un’ora, per un’ora lotti ti dai da fare, anche contro l’Inter e contro il Milan, due eccellenze del campionato italiano. Adesso bisogna sempre avere un minimo di scaramanzia.
Come diceva De Filippo “non sono scaramantico, ma non crederci porta sfiga” per cui insomma sciamu belli belli. Qualcosa già si vede, il gioco è cambiato, anche con la scelta di Di Francesco di non fossilizzare la squadra su uno schema. È giusto che durante la partita ci sia fluidità fra la scelta di uno schema e l’altro, altrimenti il gioco diventa prevedibile e ne gode sicuramente la squadra avversaria. La cosa più bella di questa partita contro il Cagliari? Appena sono arrivati i tifosi del Lecce è arrivato il gol perché, poverini, bloccati dal ritardo per maltempo del traghetto hanno goduto almeno di questo benvenuto con un bel gol”.
Lotta salvezza
“Memore delle altre annate, noi se ci salveremo ci salveremo all’ultima partita, all’ultimo minuto. Certo, con la vittoria del Lecce si è allargato il range di squadre che devono salvarsi. Vedo una Cremonese in picchiata, il Genoa per esempio ha ripreso respiro con De Rossi, ma mai dire mai. Tutti danno la Fiorentina candidata alla salvezza, vuoi per il valore della sua squadra, vuoi anche per la sua storia, per contro, facendo l’avvocato del diavolo, posso dire che comunque se non sei abituato alla bassa classifica dal punto di vista psicologico questo potrebbe giocare dai brutti scherzi perché gli atleti sono esseri umani come noi e vivono la psicologia in un certo modo. Non è agevole pensare quando non dovresti essere in quel posto. Pisa e Verona poi…lu diaulu nu tene pecure, ma inne lana però per adesso hanno pochissimi punti rispetto alle altre squadre che stanno già sui 24 punti. Ripeto, è lunga.
Basta vedere la Cremonese, era quasi proiettata verso la zona Conference, invece bisogna lavorarci. In questi giorni con mio figlio stiamo facendo le macumbe, magari la trasferta al freddo di Bodo ci farà ritrovare tutti i panchinari dell’Inter sabato, anche se la squadra nerazzurra ha una panchina molto fornita. Bisogna vivere di questi espedienti perché se arrivasse un bel pareggio o addirittura ciò che non oso dire, anche noi ci ritroveremmo con un bel bottino a febbraio in cui non speravamo. Dobbiamo vivere alla giornata e avere sempre negli occhi il gol di Coulibaly con la Lazio, quello fu proprio il tappo di champagne che saltò e che ci fece esultare”.
Corvino
“Fa parte della vecchia scuola, è un cantautore che si porta dietro le sue esperienze, la sua storia e un suo linguaggio particolare. Pantaleo Corvino è anche una persona che dimostra come si possono raggiungere delle vette insperate. Essere Pantaleo Corvino vuol dire partire da zero ed essere omaggiato ormai in tutta Italia, dove è andato ha lasciato un ottimo ricordo. A me dispiace molto quando viene criticato inutilmente. Quando sei un personaggio pubblico, questo lo dico anche per me, devi abituarti ad avere delle critiche e accettarle, ti fa anche crescere, sia quando sono distruttive, ma quando sono anche costruttive, perché poi bisogna avere anche un’umiltà e Pantaleo Corvino è una persona umile. Certamente poi se mi accusi di cose che non stanno né in cielo né in terra allora sì che mi incazzo. È come se da me arriva uno che non capisce niente di musica e dice che ho stonato e cantato in play back quando non l’ho mai fatto in vita mia.
Pantaleo Corvino avrà i suoi difetti, avrà fatto anche degli errori, non tutti gli acquisti riescono, però se siamo in serie A ancora oggi grazie alle plusvalenze. Mio figlio ha 15 anni, mi dice sempre “Papà il Sassuolo prende 18 milioni all’anno dalla Mapei, noi dal nostro sponsor ne prendiamo appena mezzo”. Eppure Sassuolo è una città di 24mila abitanti, Lecce di 80mila, però gode di tutto un Salento, una sorta di area metropolitana che si stringe intorno a questa squadra. Pensiamo ai cugini baresi, una città metropolitana che arriva quasi a 800mila abitanti con tutto l’hinterland e se la vivono male. Non hanno una proprietà della loro città, eppure Bari è ricchissima, non riescono a mettere insieme dieci imprenditori che mettono 2 milioni a testa e se ccattanu questa squadra? Quindi noi leccesi dobbiamo essere orgogliosi di questa società, di un presidente tifoso che mette a posto i conti, di Corvino e le sue corvinate che ci permettono di avere i soldi per affrontare i campionati.
Quanti ne abbiamo venduti in questi anni? Hjulmand adesso è diventata una delle stelle del calcio europeo, pure la Juve non lo comprò, lo snobbò perché doveva comprarlo dal Lecce, adesso provate a comprarlo dal Portogallo e vediamo quanto dovete sborsare. Dorgu, sta facendo dei gol con il Manchester United assurdi, sta giocando sempre, ormai è un punto di riferimento della squadra, Pongracic stesso. Krstovic partita dopo partita si sta prendendo la maglia, sta diventando un punto di riferimento dell’attacco. Quanti ne abbiamo venduti in questi anni? Se siamo in Serie A è grazie a questa economia fatta a casa, comu le friseddhe”.
Tifo giallorosso
“Ho iniziato a frequentare la Curva Nord quando ero un ragazzino. Avevo 15-16 anni ai tempi di Fascetti, della prima storica promozione. All’epoca con diecimila lire potevi fare le trasferte, biglietto della partita e pullman. Ricordo la trasferta di Cremona lunghissima con la Lazio, Sambenedettese, Pescara, Cesena, gli spareggi. Quando torno indietro mi rivedo in quei frangenti ed è un’emozione grande, cosa che ho riscoperto anche grazie a mio figlio che ha quindici anni e adesso è lui che mi ha trascinato di nuovo allo stadio. Andiamo allo stadio, siamo abbonati. Ha un modo di pensare e vedere il calcio tutto nuovo. Noi quando eravamo ragazzini tifavamo per le grandi squadre italiane, quelle che oggi definiamo “le strisciate”. Il Lecce ancora non ti dava quel tipo di emozione che invece oggi i salentini e i leccesi hanno. Mio figlio tifa solo per il Lecce, anzi mi redarguisce qualora io abbia un occhio di riguardo nei confronti della mia ex squadra che tifavo. Così ragionano tutte le nuove leve, tutta la gioventù salentina giallorossa: solo il Lecce.
È una cosa bellissima. Fa parte anche di un discorso identitario tipica delle persone del sud che per tanto tempo hanno dovuto fingere di non essere del sud o accettare quell’atteggiamento di perdente, da terrone inferiore che si devi adeguare ad un modello non suo, ma quello di una città egemone come magari la Milano da bere negli anni Ottanta. Chiaramente l’identità non deve essere qualcosa che poi offende le altre identità, ma partire dalla propria terra, dalle cose che circondano quindi la cultura della tua terra. Come diciamo in “Le radici ca tieni”, rispetti anche quelle dei paesi lontani. È sempre questo il modello, l’idea del tipo di cultura che noi promuoviamo ed è quella anche che il Lecce come società sportiva sta promuovendo e sinceramente fa bene allo sport e al territorio”.
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