Eccoci qui, una nuova puntata di quello che è diventato un “piacevole” appuntamento. Piacevole tra virgolette, ovviamente, perché da tifosi di calcio e da italiani, oltre che da giornalisti, fino a poco fa eravamo a soffrire e sostenere gli Azzurri. In attesa di smaltire la delusione, per la propria passione ma anche per la consapevolezza che nessun minorenne in Italia ricordi qualcosa di buono fatto dalla propria Nazionale ad un appuntamento importante come un Mondiale, è però il momento anche di riportare in primo piano qualcosa che è passato fin troppo in sordina, alimentando la caduta verticale che il calcio italiano (con eccezioni che sanno solo confermare la regola) vive da vent’anni.
Cause e conseguenze
Ed ecco qui che prendiamo ancora una volta come esempio la nostra amata Primavera giallorossa. La Primavera del Lecce che a giugno 2023 vinse il proprio campionato con una rosa di quasi solo stranieri, alimentando uno scandalo che anziché suonare come prodotto (di qualità per l’abilità del club salentino) di un sistema allo sbando è divenuta oggetto di critiche fini a sé stesse. Un club come il Lecce che, non avendo bacino d’utenza (quanti dei nostri ragazzi praticano seriamente sport a scuola? Quante scuole calcio sono rimaste in rapporto alla fine degli anni ’90? quanti giovani si vedono giocare per strada e quante ore passano al contrario al cellulare?) né possibilità di investire cifre adeguate su giovani promesse nazionali, ha semplicemente fatto di necessità virtù. Una conseguenza, sottolineerebbe anche un bambino delle elementari, figlio di un sistema privo di fertilità, di progettualità.
Incompetenza e poltrone
E invece no. Invece classe dirigente, stampa, ex calciatori e allenatori più attenti a non perdere un contratto con l’emittente di turno che a praticare un’onestà intellettuale sempre più merce rara nel Belpaese preferiscono nuotare nella superfice. Così il Como 0% Made in Italy, il Lecce Primavera e compagnia bella divengono al massimo capri espiatori da citare con superficialità, e non sponde da sfruttare per analizzare, per trovare soluzioni. Nessuno che si chieda perché un ricco indonesiano decida di investire 30 milioni su uno sconosciuto 19enne spagnolo. Nessuno che arrivi a capire (a certi livelli, perché il già citato bambino delle elementari a ricreazione ne parla spesso) che di talento, in Italia, è rimasta appena l’ombra, e quell’ombra è ormai rara e costosa tanto da non valere il proprio prezzo, si pensi alle cifre toccate da calciatori normalissimi, ma venduti come fenomeni di caratura mondiale come Bastoni, Dimarco, Esposito e compagnia bella. Il calcio in Italia sta marcendo e nessuno che si prenda la responsabilità di cambiare. Né, almeno, di dire le cose come stanno.
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Soluzione,tre stranieri al massimo per squadra,e devono essere dei professori,e per cambiare la mentalità italiana, assumere qualche mister spagnolo (Questa,Fabregas) docet
È anche e soprattutto una questione di “filosofia”, di “moda”: i ragazzi bravi in Italia ci sono eccome, le nazionali minori fanno faville, ma in serie a adesso se non sei alto almeno 1e85, vieni scartato. Va di moda il modulo più brutto della storia (il 352 che in realtà è un 532), sembriamo una imitazione brutta della premier anni 90. Non capisco perché l’altezza debba essere vista come un limite, non giochiamo a basket, e l’ essere più basso ha i suoi vantaggi nel calcio come in altri sport, più velocità, più equilibrio, più esplosività. Posso pure capirlo in certi ruoli, tipo il portiere o il difensore centrale (anche se esistono esempi eccellenti che dimostrano che si può fare anche con altezze più modeste), ma non ne capisco l’ obbligo di averli in mezzo al campo o in attacco. Quando si scelgono certe direzioni “filosofiche” bisogna guardare anche al tessuto sociale, se come requisito minimo impostiamo un’altezza da angale, tagliamo via gran parte del talento che possiamo esprimere: non siamo svedesi o norvegesi, siamo italiani
Io sono salentino e tifo solo lecce..ma sugli stranieri sono d’accordo..bisognerebbe dare spazio ai nostri ragazzi ..
Ma poi allora quando abbiamo vinto lo scudetto primavera con gli italiani (Pellè, Camisa, Mattioli, Agnelli…) come mai non hanno dato il merito della vittoria dei mondiali alla primavera del Lecce?
In Italia, non si ha il coraggio di far giocare i giovani della primavera. Tutte le società gradiscono giocatori che attirano abbonamenti e pronti per vincere.
Io ad esempio, nel Lecce, dato che i centravanti non funzionano, proverei Esteban.
Il problema non sono le giovanili Italiane. Questa settimana le giovanili Italiane hanno vinto tutte. Il problema si pone dopo, perché i giovani arrivano troppo tardi in serie A. Vedi Palestra che é passato da una big come l’Atalanta al Cagliari per poter giocare, e ieri é stato il migliore!
Un antico proverbio recita: quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito… più che mai attuale
Se i calciatori italiani sono questi… Corvino aveva capito tutto in anticipo
I vertici internazionali del calcio trattano l’Italia come in Italia la FGC tratta il Lecce! Purtroppo ci si accanisce sempre con i più piccoli o con chi non ha più peso politico!!… altrimenti non si sarebbe lasciato far giocare l’Italia su un campo di patate dove non si può neanche applicare la gol-line tecnology e non si sarebbe lasciato fischiare il turpe arbitro francese Turpin che tra l’altro è un noto fan di Zidane ( questa è la punizione per quello che è successo 20 anni fa con Materazzi)….
A qualche anno da quella inutile polemica, il quesito vero da porre a Gravina ed alla FIGC è questo: ma degli 8 italiani che schierava la Fiorentina quanti giocano ad alti livelli? La risposta è questa: L’unico che poggi è in A è Comuzzo, e la Fiorentina ahimè è in fondo alla classifica, Kayode è stato ceduto in Premier ma non in una squadra di primo piano; gli altri che non sto qui a citare giocano in B (3), nella seconda Liga 1 e un altro addirittura in serie D ( con tutto il rispetto della categoria)…il problema , e o si vede da quanto invece restano competitive le nazionali minori, è che a sti ragazzi facciamo fare per anni il purgatorio nelle serie minori o in squadre che non giocano ad alti livelli. Inoltre andrebbe toccato un altro aspetto che è quello del “che cosa si seleziona”…come dicono molti addetti ai lavori forse sarebbe il caso di premiare più la tecnica che l’altezza o l’atletismo, che serve certo, ma che rende le squadre molto più prevedibili…e per questo non servono leggi che limitano gli stranieri, ma solo visione ampia e di lungo periodo.