A distanza di nove giorni dal tracollo di Zenica, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) ha reso nota una relazione in cui Gabriele Gravina, presidente dimissionario ma tuttora in carica fino alle elezioni del 22 giugno, ha esposto la propria analisi sulle difficoltà e sulle possibili soluzioni del calcio italiano. La relazione, composta da dodici pagine, doveva essere presentata alla Commissione Cultura durante un’audizione che sarebbe stata convocata per mettere sotto pressione Gravina, ma che è stata successivamente annullata a seguito delle sue dimissioni.
Le accuse di Gravina
Gravina ha evidenziato come le difficoltà del calcio italiano siano ormai note a tutti. Tra queste, ha elencato un campionato obsoleto, la scarsità di innovazioni tecniche, i ritardi nelle infrastrutture e la responsabilità, secondo lui, di chi ha ostacolato la sua visione per la crescita del movimento calcistico. In un tono deciso, ha rivolto un forte j’accuse alla politica e alle componenti federali: il 98,7% dei voti favorevoli alla sua rielezione non ha trovato seguito quando si è trattato di tradurre quel consenso in azioni concrete. “Troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprie falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate”, ha affermato Gravina, sottolineando come la disinformazione sia un ostacolo alla risoluzione dei problemi.
Nel suo resoconto, il presidente ha anche avanzato diverse proposte per rilanciare il calcio italiano. Una delle idee principali riguarda il “diritto alla scommessa”, ossia la proposta di destinare una percentuale dei proventi derivanti dal betting al calcio, riconoscendolo come un diritto d’autore. Gravina ha inoltre sollecitato l’abolizione del divieto di pubblicità sulle scommesse, sostenendo che questo possa rappresentare una fonte di reddito fondamentale per il movimento calcistico.
Un altro punto fondamentale della relazione è la proposta di reintrodurre un decreto crescita modulato, così come la riforma dei campionati. In merito a quest’ultimo, Gravina ha sottolineato di aver presentato ben diciassette bozze di riforma, ma nessuna di esse è riuscita a convincere le componenti federali. La domanda che sorge spontanea è: di chi è la colpa? Per Gravina, la responsabilità risiede principalmente nella mancanza di una visione condivisa all’interno della Federazione e nelle resistenze politiche.
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Questo parla, parla ma non dice niente. La soluzione è far giocare almeno 3 under e almeno 5 ITALIANI in ogni partita.
Ma ci è o ci fa? La sua soluzione erano le scommesse? Ma come ci arriviano in queste posizioni sti individui? Che tristezza
A bba ccuegghi paparine
Colui che ha fatto danni in questi anni ha il coraggio di dare direttive per risolvere??? Da non credere……….
Oltre il danno la beffa di prenderci in giro con le sue soluzioni post poltrona persa.
un visionario praticamente….
Un visionario nel senso Ca se mbriaca tutte le matine finu la sira!