Giuseppe Vives ha parlato al podcast del Rompipallone rivivendo il periodo, nel 2012, in cui si parlò del coinvolgimento nello scandalo scommesse.
La maglia
“E’ stato un momento difficile. La giustizia sportiva non è come quella penale, dove tu devi portare delle prove. Io ero accusato senza alcun fondamento. Nei fascicoli il mio nome non esisteva. Masiello dichiarò ‘Vives mi ha chiesto la maglia sotto il tunnel’. Era una bugia grossissima, io la maglia l’avevo presa, ma di Belmonte. L’avevo presa per un collega di mio fratello, maresciallo della Guardia di Finanza che era di Bari e voleva la maglia del Bari. Si sentì in colpa poi”.
Derby
“Non volevo prendere una maglietta in campo durante il derby Bari-Lecce, avrei rischiato il linciaggio a Lecce. Masiello disse che io gli avevo chiesto la maglietta prima della partita. Io però ero sicuro. Fui accusato di aver dato soldi, da me volevano solo il nome di chi era stato, ma io non sapevo nulla. Probabilmente fui tra i migliori in campo di quella partita, fu spettacolare e giocai gli ultimi 10 minuti con i crampi, non riuscivo a camminare”.
No al patteggiamento
“Io capisco che tutti venivano buttati dentro, nello spogliatoio non ho avuto problemi ma fuori mi sono sentito osservato. Tutti mi dicevano di patteggiare 6 mesi, ma io ero sicurissimo e dicevo o 3 anni e 6 mesi o niente. Non patteggio una cosa che non ho fatto. Anche Cairo mi diceva ‘ma che stai facendo'”
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