Stefano Di Chiara è tornato a parlare di Lecce intervistato al Lecce Community Show. Di seguito le sue dichiarazioni.
Impresa
“Nel calcio italiano si parla tanto di stranieri, noi all’epoca avevamo la famosa cantera, la cantera leccese. Nel calcio moderno non mi identifico più, noi arrivammo in Serie A tra mille disagi e sacrifici, lottando in Serie B quando da piccola società del sud non eravamo ben visti in ottica Serie A. Abbiamo portato il Lecce ai massimi livelli contro tutto e contro tutti. E poi eravamo una squadra giovane, di italiani e di leccesi, da Rizzo a Luperto”.
Spogliatoio
“Avevamo un grande allenatore come Fascetti, poi un grande assoluto come Mazzone. Quello che frega alla mia generazione è il confronto, perché sento parlare di grandi allenatori e di grandi giocatori ma non sono ai livelli del passato. Per non parlare dell’unità nello spogliatoio, che ora è tutt’altra cosa ed è difficile anche per discorsi linguistici. Da noi c’era grandissima unione nello spogliatoio, ci facevamo rispettare e nessuno poteva toccare uno dei nostri”.
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Grande di Chiara… Come sempre dice la verità… Oggi sono dei dilettanti rispetto a 25 anni fa e non parlo solo di giocatori.. del resto è evidente come una squadra come il lecce viene sfruttata solo per le plusvalenze.. gente comprata per una stagione e poi rivenduta.. nemmeno il tempo di conoscere l’ambiente che subito viene sbattuta in un’altra squadra e il ciclo si ripete. dirigenti che con la scusa comoda di dire che “se il ragazzo vuole andare noi lo agevoliamo” in realtà hanno già lavorato dietro per venderlo al miglior offerente. Privando la squadra di elementi che possono far crescere la squadra stessa e il territorio. Ma del resto è la realtà dei fatti
Solo due parole: CE MASCULU!
Altri tempi….