Neri (prep.Lecce): “Salvezza per me è come tornare indietro nel tempo. Ragazzi sempre disponibili”

Il preparatore atletico del Lecce è stato intercettato nella notte della festa salvezza da Distinti Sud Est, programma di Radio Orizzonti Activity

Massimo Neri ha raccontato le emozioni dopo la vittoria contro il Genoa affrontando più temi

La gioia salvezza

Il preparatore ricorda il suo passato giallorosso augurandosi di rimanere ancora: “Vorrei condividerla con il mio gruppo di lavoro dell’area performance che sono riuscito ad assemblare quest’anno, due giovani molto validi, seri e professionali che mi hanno dato una grossa mano nella gestione del lavoro della squadra. È stata una soddisfazione immensa perché per me tornare a Lecce dopo 35 anni e ripetere quello che era stata la prima salvezza del Lecce nel 1988-1989 ai tempi di Carlo Mazzone, con quella famosa partita contro il Torino vinta 3-1, è stato tornare indietro nel tempo. È stato un rivivere certe sensazioni che mi hanno dato veramente una grande gioia, soprattutto per il popolo leccese, per Lecce, per la città, per i tifosi e per questa città che mi è rimasta sempre nel cuore, tant’è che mi sono comprato anche casa qui a Lecce sei anni fa.”

Il lavoro a Lecce

Il professionista rivive il ritiro e pensa alle difficoltà: “Non ho trovato nessuna difficoltà dal punto di vista lavorativo perché i ragazzi si sono sempre applicati, si sono sempre resi disponibili a qualunque tipo di lavoro. Hanno sofferto molto il ritiro precampionato perché probabilmente non erano abituati a certi carichi, tant’è che forse abbiamo pagato un po’ pedaggio inizialmente. Penso che però sia stato un grande risultato essere riusciti alla distanza e addirittura mettere insieme nel girone di ritorno 21 punti contro i 17 del girone d’andata.”

Essere un preparatore

Massimo Neri commenta poi i cambiamenti nel suo lavoro: “Se guardiamo agli ultimi dieci anni, adesso c’è un maggior numero di calciatori da gestire e quindi gli staff devono essere più ampi. Una volta facevo tutto da solo, al massimo avevo un collaboratore, ora ce ne vogliono almeno due e quindi in un’area performance bisogna essere almeno in tre. Nel lavoro non ci sono stati grandi cambiamenti, se non qualche innovazione a livello tecnologico che ci dà la possibilità di controllare meglio i carichi di allenamento.”

Redazione

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3 mesi fa

Sembra Clint Eastwood!!!!

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