Poco più di un mese fa si concludeva, con l’importante successo sul Genoa, l’emozionante stagione del Lecce. I tifosi hanno vissuto un’altalena di emozioni nel faticoso cammino dell’undici di Di Francesco, caratterizzato da momenti di fiducia alternati a polveri bagnate e alla compattezza di una squadra che, dopo avvio affannoso, buon inverno e flessione primaverile, ha piazzato lo scatto decisivo nella fase finale. Alla fine sono stati 78 i gol nella stagione giallorossa tra fatti (28) e subiti (50): noi li abbiamo analizzati uno per uno, e ne è venuta fuori un’interessante analisi statistica.
DESTRO, SINISTRO E TESTA. Nella “lotta” tra piedi, a vincere è stato come prevedibile il più diffuso destro. Dato statisticamente quasi ovvio, dovuto alla penuria di mancini (solo N’Dri) nel reparto avanzato. Alla fine si sono contate 13 marcature avvenute con il destro e 6 con il piede opposto. Sono nove, invece, i centri giunti con il fondamentale del colpo di testa. Un dato in tangibile crescita rispetto alla passata stagione e che ha visto a segno sia difensori, che centrocampisti che attaccanti. I migliori sotto questo aspetto sono stati Tiago Gabriel e Coulibaly, con un centro in più rispetto a Camarda, Pierotti, Siebert, Gandelman e Cheddira.
RIGORI E PUNIZIONI. A dir poco basso l’apporto dei centri giunti dagli undici metri, anche alla luce di un numero di ingressi in area tenutosi su cifre basse. Appena uno il penalty messo a segno, da Stulic contro la Cremonese, con un altro sbagliato da Camarda. Discreto nel complesso lo score relativo ai calci da fermo in generale. Cinque centri sono arrivati da calcio d’angolo gettati direttamente in mezzo (merito soprattutto di Berisha e Gallo alla battuta), due volte si è andati a segno su punizione diretta e una attraverso punizione indiretta.
POCA MANOVRA, MEGLIO COME SPUNTI PERSONALI. Stagione non eccellente ma comunque proficua da parte dei terzini e delle ali, tant’è che il lavoro sulle corsie esterne ha conferito un apporto più che discreto, seppur non entusiasmante. Complessivamente 5 (uno in più rispetto al 2024/25) sono stati i gol messi a segno finalizzando un cross arrivato dalle fasce. Grossomodo equilibrio poi tra le marcature giunte da azioni manovrate e ripartenze (1 a 2), segno che il Lecce non è riuscito a dare il giusto valore alla capacità di costruire il gioco né a quella di imbastire veloci contropiede, peggiorando sotto entrambi i punti di vista rispetto alla gestione Giampaolo. Poco apporto positivo dai tocchi risolutori in mischia o tap-in (2 gol), mentre anche stavolta hanno floppato quasi totalmente i tiri da fuori: con 2 centri dalla distanza, frutto delle giocate estemporanee di N’Dri, i giallorossi sono stati tra i peggiori della categoria (ben 5 centri in meno rispetto a due anni fa). Molto meglio con 6 centri all’attivo (merito soprattutto di Banda), ed a sorpresa, sotto il profilo delle reti propiziate da un’azione personale e una (ma decisiva, in casa del Sassuolo) quella giunta da un lancio all’attivo, mentre non c’è stato mai un autogol a favore.
DIFESA SOFFERENTE MA COMPATTA. La qualità difensiva è stata importante e grossomodo costante, grazie al lavoro del tandem Di Francesco-Del Rosso, per la salvezza di un Lecce che rispetto al passato ha faticato meno sotto questo aspetto. Ciononostante una certa fragilità dalla cintola in giù è risultata abbastanza chiara dal fatto che diversi gol subiti siano arrivati a difesa schierata. In maggior numero si registrano le reti giunte in seguito ad a cross e su azione altrui manovrata (7 e 14). Malino anche nei corner (6), mischie e azioni personali altrui (5 a 4). E’ andata meglio invece per quanto concerne il posizionamento sui lanci lunghi avversari, sulle punizioni indirette e sulle ripartenze.
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Cross? Ma se non ne azzeccavano uno!
Si scrive tanto per….
Goal presi a difesa schierata di testa in maniera maggiore al centro e sul lato sx.