Grazie sir Gotti, l’aggiustatore a cui non è riuscita la doppia impresa

Praticamente perfetto nella scorsa stagione, tanto da portare il Lecce ad una salvezza mai tanto anticipata. Nella nuova annata il gioco si è fatto più duro e ripetersi non gli stava riuscendo

lecce atalanta gotti

Otto mesi insieme prima dell’addio, con un’immensa gioia nel mezzo e il dolore della separazione consumatasi lo scorso sabato. Tanto è durata e così si può riassumere in sintesi estrema l’avventura di Luca Gotti sulla panchina del Lecce, dove è arrivato in silenzio e con umiltà ed allo stesso modo ha saluto, non prima di averle provate tutte o quasi per trovare la sua formula. La nostra in merito l’abbiamo già detta, così come soprattutto il club ha dettagliatamente espresso le proprie ragioni. Ora vogliamo ripercorrere quello che il tecnico di Porto Viro ci ha lasciato, tra imprese compiute, mancate  ed insegnamenti condivisi.

Dire che Luca Gotti sia entrato in punta di piedi in un mondo Lecce sconvolto è usare un eufemismo. Lo scorso marzo il rodigino si trovò ad approcciarsi alla nuova avventura, accettata con entusiasmo su invito di un direttore che conosceva già bene dai tempi di Bologna, in una situazione non compromessa ma di certo lacerata. Intorno c’erano le macerie di quanto avvenuto al suo predecessore, un Roberto D’Aversa che non resistette alle pressioni della piazza ed al calo verticale della squadra, culminando nel gestaccio propinato al veronese Thomas Henry. Il clima era infuocato, nei quadri dirigenziali serpeggiava un comprensibile nervosismo ed il giovanissimo collettivo aveva perso certezze. La classifica, con un +1 sulla zona B, si stava facendo critica, eppure era la cosa migliore al momento.

In pratica serviva un’impresa per invertire la tendenza. E chi meglio di un tecnico dal profondo bagaglio tattico messo su in un quasi ventennio da vice, dalle competenze pedagogico-didattiche messe a puntino in ambiente accademico e da una pazienza, dote fondamentale visto il momento, divenuta praticamente un cult non solo tra i suoi tifosi? Nessuno, forse. Ed infatti la scelta di puntare su Luca Gotti, l’aggiustatore con il savoir faire da sir inglese si rivelerà presto la migliore possibile.

La concretezza ed intelligenza del tecnico si vedono da subito, quando va a Salerno, contro una squadra disastrata, con l’umiltà di chi è messo quasi peggio e la volontà di riportare innanzitutto quel sorriso che, in certi casi (e scritto da un non-risultatista), solo i tre punti possono dare. Distanze cortissime, squadra a baricentro basso ed in nemmeno 25 metri, 4-4-1-1 con Piccoli reinventato esterno. Un calcio brutto eppure magico. Sarà questo Lecce “catenacciaro” a caratterizzare il futuro del campionato? Macchè. Con il passare degli allenamenti i giallorossi acquistano fiducia e, spinti dalla compattezza di base che Gotti ha voluto dare senza applicare stravolgimenti, volano anche in fase realizzativa. Ai clean sheet si sommano le belle prestazioni, con successi pesantissimi come quelli valsi di fatto la salvezza con Sassuolo ed Empoli ma anche partite sontuose al di là del risultato, come quella di Pasquetta con la Roma che se fosse terminata tre o quattro a zero nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Il risultato è scontato: salvezza arrivata con due giornate d’anticipo ma tre gare ancora da disputare, quest’ultimo evento mai avvenuto nella storia del club.

L’obiettivo raggiunto ed il valore dato a quel materiale umano che c’è eccome convincono entrambe le parti, il Lecce e Gotti, a proseguire insieme come da contratto ma rilanciando, ovvero firmando un biennale. Che nulla ha a che vedere con quanto avvenuto a Vittorio Veneto in una calda ma temporalesca sera di giugno, quando l’allenatore gentiluomo diventa supereroe gentiluomo salvando in albergo Pantaleo Corvino da un principio d’incendio.

Messa la paura alle spalle, sotto con il lavoro. Le linee guide sono condivise e non può essere altrimenti se si vuole anche solo sperare di costruire qualcosa di buono. Il precampionato procede spedito, in amichevole si vedono ottime cose e qualcuna meno, ma la squadra ha cambiato tanto e ci può stare. Alla lunga, però, i problemi anziché diminuire, paradossalmente, si moltiplicano. Le prestazioni, ancor più che i risultati, latitano e si fermano praticamente o quasi al finale di Lecce-Parma, gara in cui preoccupa la “distanza” che si vede tra tecnico e squadra ancor più che i due episodi conclusivi che episodici non sono.

C’è un Lecce pre-Hainaut ed un Lecce post-Hainaut. Anche se, per chi scrive, se l’Emilia gialloblù ha rotto qualcosa quella neroverde ha fatto il resto. L’indecente prova con il Sassuolo ha probabilmente dato al tecnico la sensazione di non avere adeguato materiale umano in mano, sorprendendosi magari in primis dall’assenza di alternative ai 14-15 giocatori migliori, troppo pochi per pensare di far bene nel calcio moderno. Da allora si è visto per la prima volta un Luca Gotti in confusione. Un Luca Gotti con una rosa sì indebolita ma sulla carta non così inferiore alla metà delle dirette concorrenti. E’ lì che sono iniziati esperimenti un po’ troppo forzati, vedi la scelta di non riproporre con Bologna ed Empoli il 4-3-3 che con il Verona aveva, al netto della paura di vincere finale, ben figurato. Mancava qualcosa, mancava troppo e nei 70 minuti iniziali dello scorso venerdì si è visto tutto.

Siamo contenti di questo esonero? No, perché l’impresa stavolta era ancora più ardua e lo sarà ancor più per il suo successore, a prescindere dacché si chiami o meno Marco Giampaolo. Era giusto intervenire? Probabilmente sì, anche se queste sono le classiche domande alle quali solo il tempo potrà dare risposta concreta. L’unica certezza è che uno come Luca Gotti un ringraziamento se lo meritava tutto, per le qualità tecniche che ci hanno fatto esultare ancora un anno e per lo spessore umano di chi non ha mai neppur lontanamente mostrato atteggiamenti sbagliati, ingiusti, fuori luogo. Un signore, di quelli che meritano il meglio per il proprio futuro.

Redazione

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40 Commenti
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Toni
1 anno fa

Anzi una cosa devo aggiungere bravo che hai cacciato dalla panchina ci ti dava fastidio durante l’incontro di Lecce Empoli.

Carletto Mazzone
1 anno fa

Ricordiamo che abbiamo fatto 9 punti in 12 partite affrontando tutte le migliore tranne Juve e Lazio.
E’ sicuramente più facile fare punti con Venezia, Genoa, Monza piuttosto che con Napoli, Inter, Atalanta …
Contro Cagliari e Verona si è vinto
Ma secondo voi è stato cacciato perchè ha pareggiato con l’Empoli con 2 traverse o perchè si è lamentato della rosa a disposizione e a bocciato i vari Morente e company?

Solo Lecce Siempre
1 anno fa

la seconda che hai scritto

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1 anno fa

Grande uomo

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1 anno fa

Non si puo dire que non é riuscita la doppia impresa visto che lo mandano via dopo 12 partite e in piena lotta salvezza….Gotti é lo specchietto per le allodole…..

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1 anno fa

Non è riuscito? Certo con quei giocatori che si è ritrovato (che non sono buoni nemmeno x l’oratorio è normale)…….grazie x ciò che hai fatto…….

Carlo
1 anno fa

Cinque allenatori in quattro anni. O si sbaglia nella scelta o per gli allenatori diventa molto difficile allenare a Lecce.

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1 anno fa

Tra 5 giornate lo richiamano e ci salva di nuovo

Pinco
1 anno fa

Ha pagato colpe non sue. A buon intenditor!

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1 anno fa

Forse se si fosse intestardito meno a “inventare” avremmo più punti e sarebbe il mister.
Rimane un fatto: questi signori rimangono in piedi perché vengono pagati senza lavorare!

Direttore1982
1 anno fa

In questa stagione il mister ha provato ad alzare l asticella con una squadra mal costruita.. l unico suo errore snaturare i ruoli in alcuni interpreti e quindi secondo il mio punto di vista è stato un pò ansioso e per nulla calmo nelle scelte.. avrei preferito la sua semplicità della scorsa stagione e invece si è complicato la vita.. in fin dei conti il calcio è un gioco semplice … cmq rimane un grande uomo e ne saremo sempre grati per la salvezza .. in bocca al lupo!!!

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