Lecce, una “sveglia” ricevuta per capire che non ci si salva giocando così

I giallorossi hanno ripreso il cammino in campionato in una partita sì macchiata dall'errore sul gol iniziale di Sottil ma giocata senza mordente

Un Lecce strapazzato ed impaurito prende “una sveglia” dall’ottima Lazio che, seguendo le indicazioni di Maurizio Sarri, ha fatto di un sol boccone un avversario privo di mordente e incapace di creare nitide occasioni da gol. Solo le parate di Falcone hanno dato senso fino alla fine ad una partita comunque tenuta in vita in qualche modo dall’undici di Di Francesco, che non è riuscito a cambiare volto alla squadra neanche avvicendando tutti gli interpreti offensivi. La “sveglia” suonata da Guendouzi e Noslin fa tornare il Lecce sulla terra dopo gli ottimi numeri difensivi delle ultime gare e i cinque clean sheet nelle precedenti ultime giornate.

Attacco

Camarda sorretto da Morente, Berisha e Sottil all’inizio, Stulic con Banda, Pierotti e N’Dri al 90′. Il Lecce ha schierato tutti gli elementi offensivi a disposizione chiudendo però con due soli tiri in porta senza difficili parate per Provedel. La difficoltà a generare una manovra fluida ha complicato irrimediabilmente la prestazione del Lecce. Un simbolo, oltre al gol di Sottil annullato ingiustamente da Arena con la complicità di Serra al Var, è stato la punizione guadagnata da N’Dri nel finale e sprecata da Banda, la cui esecuzione si è fermata neanche a metà barriera.

L’entusiasmo per il gol con l’Under 21 non ha spinto Camarda al surplus, come si augurava Trinchera nel prepartita, e Stulic, entrato in corsa, ha fatto la solita partita generosa ma senza guizzi. L’unico pizzico di sussulto l’attacco sul primo palo chiuso dalla difesa laziale su cross di Morente. Lo spagnolo, poi, è il simbolo del limbo in cui navigano gli esterni del Lecce: elementi che danno sì equilibrio, ma che non saltano l’uomo e non diversificano le soluzioni offensive.

Le scelte di Di Francesco

Giudicare le scelte di un allenatore pare sempre facile ai posteri. Schierare un Camardafelice dopo il quarto gol azzurrino ma con due allenamenti è stato meglio di riproporre Stulic che ha lavorato in sede durante tutta la sosta? E aggiungiamo, anche dopo il primo cambiamento tattico dal 4-3-3 “classico” al 4-2-3-1 con Berisha (o chi per lui) a supporto della punta. L’albanese e Sottil, elementi di spicco soprattutto palla al piede, sono stati assorbiti dalla prestazione generale e, eccezion fatta per il tiro del torinese, non si ricordano azioni offensive finite in cronaca.

Di Francesco, allenatore esperto e trinceratosi anche un po’ nella comunicazione ieri dalla sala stampa, ha giustificato la scelta di Camarda per far cambiare testa ai propri ragazzi. DiFra ha ammesso che da queste partite s’impara molto. Il suo Lecce, dopo un ottimo approccio nei primissimi minuti, si è perso. Non è intenzione di chi scrive entrare nel facile gioco delle colpe, ma senza dubbio, come appunto detto dall’allenatore, questa partita serve da segnale per insistere ancora sugli aspetti da migliorare. Meno fretta nel palleggio e ordine nel contenimento delle fonti di gioco avversarie oltre all’annosa questione della scelta offensiva negli ultimi 25 metri. Al tecnico spetta il compito di tenere però un certo livello di spensieratezza, soprattutto nei centravanti.

Cosa è mancato

Detto già della difficoltà a pungere e creare occasioni offensive, nella “sveglia” è incappato anche Tiago Gabriel. Il 20enne, al netto del fallo subito da Dia, si è fatto rimontare due volte dagli avversari in letture in cui partiva in vantaggio. Anche per lui, come per tutta la squadra, Lazio-Lecce 2-0 deve essere una lezione da imparare per crescere e capire come si affrontano certi tipi di avversari e certi tipi di letture. La maturazione sta proprio nella reazione ad eventi così.

Con N’Dri in campo il Lecce ha avuto il solito piccolo scossone, che però ieri non è bastato a far nascere palle-gol. Al Lecce serve equilibrio. Per ritrovarlo in partite contro avversari di qualità e in forma non basta solo serrare bene le fila del gioco difensivo. I gol arrivano anche prendendosi rischi e, su tutti, avendo fiducia dei propri mezzi.

Redazione

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6 Commenti
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Toni
9 mesi fa

Vedendo la partita contro la Lazio mi duole il mio cuore giallorosso di una squadra titolari figuriamoci le riserve non idonei alla serie A. Togliendo pochissimi elementi che si salvano. Vediamo domenica contro il Toro senza Corne gli la tolte il Como. Forza Lecce Pierotti deve giocare a punta vicino ad una delle due punte che abbiamo. Forza Lecce

Carla
9 mesi fa

Retrocesso ed esonerato ,,curriculum che parla da solo,,non per propri demeriti ma il prezzo che devi pagare se in fase calcio mercato non vali niente,,,non pretendi calciatori utili alla causa,,alleni ciò che ti danno,,esempio STULIC,,,KOUSSY,NDABA,SALA,, E MALHE IN PANCA.SPIEGATO PERCHE È SEMPRE IN A.SENZA NULLA TOGLIERE ALLE SCELTE SOCIETARIE..MA CHIEDERE 2/3 CERTEZZE È LA FORZA DI UN ALLENATORE

Amedeo
9 mesi fa
Reply to  Carla

Hai perfettamente ragione!

Alessio Lecce
9 mesi fa

In un campionato mediocre, si può salvare anche il Lecce.
Di nostre partite entusiasmanti negli ultimi tre anni, nemmeno l’ombra.
Non è questione di gioco, ma di qualità.
Per cui aspettiamoci il solito campionato, magari con il medesimo finale di quello precedente.

Salimitru di lu parite
9 mesi fa

Concordo con la tua lettura, De Pàndissi.

Papas
9 mesi fa

Si poteva far giocare qualche giocatore più fresco, non impiegato nelle nazionali … ‼️ Banda che x calciare una punizione, tra l’altro ridicola, senza nessun compagno smarcato lateralmente, ci impiega 3 minuti non si può proprio vedere 🙈🙈🙈

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