La Corte d’Appello di Milano ha pronunciato una sentenza che mette un punto fermo alla vicenda, sancendo l’innocenza del giovane: “perché il fatto non sussiste”.
Una vicenda lunga quattro anni
La vicenda risale al marzo 2022, quando Mattia Lucarelli e un altro giovane furono coinvolti in un’indagine con l’accusa di violenza sessuale. Per oltre quattro anni, il giovane ha affrontato un procedimento che ha avuto inevitabili ripercussioni sulla sua vita privata, sportiva e lavorativa, segnata da un pesante carico di pressione mediatica e sociale.
La formula assolutoria utilizzata dai giudici, “perché il fatto non sussiste”, è tra le più piene e definitive previste dal codice di procedura penale italiano: non si limita a dichiarare insufficienti le prove, ma attesta che l’episodio contestato, nella sua configurazione di reato, non è mai avvenuto.
Il commento di Cristiano Lucarelli
L’ex calciatore, che ha vestito con successo anche la maglia del Lecce diventando un idolo della tifoseria giallorossa, ha affidato a Facebook il suo sfogo, liberatorio e commosso. Il post, pubblicato subito dopo la lettura del verdetto, riassume il dolore vissuto dalla famiglia in questi anni di gogna mediatica e la rivendicazione della verità: «Mattia mio, per 4 anni hai dovuto subire di tutto: offese, infamie, minacce di morte, ti hanno rovinato la carriera e molti rifiutato le tue domande di lavoro…. Ma oggi la sana giustizia italiana ha emesso un verdetto chiaro, innocente perché il fatto non sussiste!!!! Ovviamente chi ti conosce personalmente nella nostra amata Livorno e fuori sapeva che sarebbe finita così».
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