Bortolo Mutti parla a Il Quotidiano di Puglia (intervista di Antonio Imperiale) del Lecce di oggi, di Corini e dell’attuale Serie B.
TRESCORE BALNEARIO (BERGAMO). «La città che amo, quella dove sono nato. Panchina? Per gli over sessanta sono arrivati i tempi duri, ci mettono da parte. Aspetto sempre una chiamata. E’ il tempo delle nuove generazioni».
EUGENIO CORINI. «Non è più giovanissimo, ed ha già fatto tante esperienze, colto successi, ha tante cose da dire. Adesso vive una fase difficile. Quest’anno gli è andata male con il Covid, troppo lunga l’assenza, per lui, per il Lecce, ne ha risentito lui sul piano personale, ne ha risentito la squadra che ha come interrotto il processo di crescita che si era intravisto. Da allora il Lecce si è mosso come sull’altalena, su e giù, poco convincente, con la contraddizione di contare sul secondo attacco del campionato, ma su un rendimento difensivo penalizzante. É vero peraltro che ha accusato infortuni pesanti come quello di Dermaku, una certezza».
MAGGIO E PISACANE TROPPO ANZIANI? «Non conta l’età, ma l’integrità fisico-atletica dei giocatori, non penso che i due abbiano difficoltà a gestire i ritmi della gara. Maggio a parte la sua lunga storia più importante, è stato decisivo nella scorsa stagione a Benevento. Quello della fase difensiva è un problema che ha altre radici, come ha le sue ragioni la difficoltà della squadra a reggere i vantaggi acquisiti ed arenarsi sulla riva di troppi pareggi che allontanano la zona della serie A diretta che all’inizio sembrava alla portata della squadra leccese».
TROPPI STRANIERI? «Certo, la promiscuità richiede il giusto tempo, ma il calcio ormai lo si parla a trecentosessanta gradi e poi i ragazzi di oggi sono svegli, fanno presto a imparare le lingue. Non ci sono problemi di integrazione. La rosa giallorossa è di prim’ordine».
APPORTO DEI SENATORI. «E’ fisiologico che Tachtsidis e Mancosu accusino una flessione. Ma quando ci sono certi cali da parte di giocatori determinanti, la squadra dovrebbe saper sopperire con il contributo di tutti. A me è dispiaciuta la partenza di Falco, molto utile per cambiare il corso delle partite. Purtroppo quando si creano certe situazioni è inutile forzare più di tanto. La squadra deve ritrovare la sua personalità smarrita, la grandissima determinazione che ho visto mettere in campo dal giovanissimo Rodriguez: ho ancora negli occhi l’occasione del fallo da rigore subito contro l’Ascoli. Lui non voleva cadere, voleva restare in piedi con la sua grande voglia di essere dentro la partita».
CORINI EFFETTUA MOLTI CAMBI. «Poter cambiare mezza squadra è importante sotto vari aspetti, da quello della possibilità di coinvolgere tutti, con vantaggi per lo spogliatoio, riadattare la formazione alle esigenze della gara. Ma, attenzione, una formazione ha bisogno delle sue titolarità di riferimento, della solidità dei ruoli e dei reparti, dei suoi equilibri. La squadra deve avere le sue certezze, e non deve subire la pressione che magari annebbia la mente e che può essere stata la causa della serie dei pareggi e delle rimonte subite in extremis e che hanno portato allo scivolamento alla zona bassa dei play off».
CORSA SERIE A. «L’Empoli messo le ali, con una leadership prepotente. E’ prepotente anche la potenzialità del Monza, con una panchina che potrebbe concorrere a sua volta ai play off. Galliani ha fatto le cose in grande. Ci sono però altri pretendenti importanti. Purtroppo molti errori arbitrali, rischiano di pesare sulla classifica, reclamano l’urgenza del Var anche in B. Il Lecce deve ritrovare pienamente se stesso con l’animo libero e infilare un filotto di vittorie che la possa riportare in zona A diretta. E’ l’unica strada. Ha il vantaggio di una grande società che pensa al presente ed al futuro come dimostrano i risultati della Primavera. Il nostro calcio sta finendo in mani straniere. Fra poco compreranno magari anche il Duomo di Milano. La società salentina è un modello ammirato da tutti in Italia, Lecce è oggi il punto di riferimento più alto del calcio pugliese. Lecce ha le sue garanzie sul domani».
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Poco rispettato dagli arbitri però