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Abbiate coraggio: chi se lo aspettava? E si crescerà ancora, Liverani docet

La serata dell’Olimpico Grande Torino lascia delle sicurezze in più al Lecce dopo l’avvio a rilento. A uscirne da trionfatore è ancora Fabio Liverani, capace di “difendersi attaccando” e fermamente convinto della crescita dei suoi

I passaggi a vuoto di San Siro e soprattutto Verona per qualche ora possono essere accantonati, badate bene accantonati, e non dimenticati. Il Lecce regala una serata di grande adrenalina ai propri tifosi e vince sorprendetemene (per molti, anzi moltissimi, dislocati in tutto lo Stivale) in casa del Torino di Walter Mazzarri, che fallisce così l’aggancio all’Inter in vetta. I tre punti messi in saccoccia fanno respirare un po’ dopo i risultati visti in queste giornate, con grandi (Lazio) che cadono e incredibili ribaltamenti (Brescia-Bologna). In un’ideale tabella di marcia, oggi, si potrebbe azzardare che i punti presi in Piemonte andrebbero a compensare quelli persi con l’Hellas. Ma sono discorsi poco fruttuosi, ora.

Edulcoriamo subito gli eventuali e facili entusiasmi che si saranno spenti dopo una notte di poco sonno. Il Lecce ha fatto una partita egregia, di sofferenza al di là dei concetti belli e innovativi che andranno snocciolati. Ma sempre una gara di sofferenza si è trattata, da squadra che deve lottare su ogni metro e su ogni pallone per dire la propria. E sul concetto di lotta e agonismo la serata ha rischiato di prendere una piega peggiore alla realtà quando Rispoli è entrato in contatto con Belotti al minuto 98 di una gara infinita portando Giua al VAR con l’esito che tutti sapete. In ogni caso, alzi la mano chi alle 20.40 non avrebbe firmato per un pari in casa del Toro.

L’andamento della partita, però, è stato un climax di convinzioni. Belotti e compagni hanno sì schiacciato il Lecce, in difficoltà all’inizio (Lucioni e Rossettini già ammoniti dopo 20′) ma l’imprecisione in zona gol ha prodotto solo le capocciate di De Silvestri fuori misura. I salentini, con il più classico degli strappi agguerriti, da gruppo che ha fame, hanno beneficiato della sicurezza del proprio Re Mida, Pippo Falco, e hanno graffiato con Farias alla prima palla gol.

La ripresa avrebbe poi visto il calo fisico e mentale della formazione di Mazzarri, forse spiazzata, forse sgonfia inaspettatamente nonostante l’entusiasmo del popolo granata accorso in massa. L’atterramento di Tabanelli su Zaza ha regalato a Belotti la palla dell’ottavo gol stagionale (6 in Europa League) ma qui i due strateghi non hanno arretrato di un metro.

Il toscano ha continuato con lo sbilanciamento dei suoi alla ricerca del ribaltone con Zaza e Verdi prima e Laxalt poi, ma Liverani non si è impaurito e, al canonico rafforzamento della linea Gustav, ha preferito affidarsi ai suoi palleggiatori e…attaccare.

Il cambio Mancosu-Babacar per Farias-Lapadula (che rimangono positivi) ha cambiato la gara. I granata sono usciti dal campo per 20′, hanno incassato il bis del sardo, uno dei tre elementi che dal Lecce è partito in C, e hanno rischiato il colpo di grazia con Babacar (grande Sirigu) e Shakhov.

Un pensiero a parte lo merita Filippo Falco. Liverani lo ha descritto come un aspirante grande giocatore. Un primo esame, tra San Siro e Olimpico Grande Torino, è superato a pieni voti. Colpisce la sicurezza e la naturalezza di giocate che, fatte nel modo giusto al momento giusto, così improvvise “alla Falco”, creano superiorità e fanno sorridere compagni e tifosi. E ci contiamo: anche qui c’è da migliorare e sognare per il 10.

In conclusione, resta l’assunto che molte eventuali cose buone che il Lecce farà vedere quest’anno passeranno senza dubbio dal suo allenatore e dall’attacco, brioso e pieno di soluzioni.

Chi avrebbe avuto la maturità e la calma di fare queste considerazioni anche dopo un eventuale 2-2 con penalty assegnato al 98′?.

E chi, tornando al titolo, si aspettava un Lecce così dopo la sosta?

Liverani, convinto nelle sue tesi e forte di un legame di ferro con la società, non si vuole fermare assolutamente. Il mantra predicato è la crescita da perseguire: ci sarà un Imbula in più, Mancosu e Shakhov macineranno minuti e dietro si vedrà.

Ci sbilanciamo: secondo noi, pochi si aspettavano un risultato, ma soprattutto una prestazione, causa di tutto e fonte del punteggio, così. E buona pace alla VAR che, immagineremo, dà e toglie. Ciò che ha tolto poche ore fa, però, sono anni di vita agli innamorati di questi colori.

 

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