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Il Lecce produce e sbaglia tanto, ma fino all’episodio c’è da rimproverare…

L’analisi tattica del match ci restituisce una squadra in crescita dal punto di vista propositivo, ma che non riesce a isolare delle piccole sbavature individuali che, al cospetto di avversari quotati, si rivelano fatali.

GOL PRESO SU DIFESA SCHIERATA. In occasione del primo gol, la retroguardia leccese si è fatta infilare fin troppo facilmente. Rivedendo le immagini, si nota il lavoro di Correa che, mentre Luis Alberto è in possesso, sposta Rossettini squilibrandolo e creandosi lo spazio per la stoccata vincente. L’esperto difensore padovano incassa il colpo e, di fatto, apre la falla dove nasce il vantaggio. Lo stesso Rossettini si rifà però dopo con la spizzata su cui Lapadula segna facendo esplodere i 4000 tifosi leccesi.

TANTA PRODUZIONE OFFENSIVA. Liverani, non snaturandosi, aveva preparato bene il campo dall’altra parte. Senza le percussioni di Falco, Lapadula e Babacar hanno agito nelle zone morte tra il trio difensivo Patric-Luiz Felipe-Acerbi e il quintetto di mediana, sfruttando la maggior propensione ad offendere ieri dimostrata da Lulic e Lazzari. Il senegalese ha costruito tre occasioni partendo dalla trequarti di campo e Mancosu, al pari di Luis Alberto poi, ha gettato al vento un rigore in movimento sempre con palla addomesticata dal compagno in quella zona. Al netto del misfatto-Manganiello, è stata una partita bella per i tifosi neutrali, con tante occasioni sì e con difese che hanno concesso tanto.

I SOLITI ERRORI. Il 2-1 di Milinkovic-Savic ha visto, purtroppo per il Lecce, protagonisti ancora i difensori. Sul cross di Acerbi, scagliato in una zona non presidiata dalla retroguardia, il serbo si è infilato nella morbida, morbidissima, difesa non presidiata bene da Calderoni per poi insaccare anche grazie al salvataggio non abbozzato da Rossettini. Sono situazioni che pesano, anche perché subire gol così non è frutto del fare propositivo messo in atto da Liverani, bensì sono letture e concentrazioni non centrate in attimi catartici delle partite.

E NON E’ L’UNICO. Allo stesso modo si può leggere l’episodio che ha portato al tiro Luis Alberto nel summenzionato errore. Sul traversone di Lazzari rimesso dentro da Lulic, che sovrasta Meccariello, Lucioni e Majer tentano di addomesticare il pallone noncuranti dell’assalto di Immobile a pochi metri dalla porta. Naturalmente, queste situazioni si differenziano dai due gol subiti nel finale, quando, dopo il Lapadula-bis annullato, il Lecce si è sbilanciato dando praterie dove Immobile, Correa e Luis Alberto si sono tuffati colpendo due volte.

MA IL (O I) RIGORI. Prima ci siamo distanziati nel cuore dell’analisi, ma una chiosa è necessaria. Le partite vivono di momenti, e chi ieri era all’Olimpico, oltre ad apprezzare lo spettacolo sportivo, ha avuto l’impressione di assistere a una partita da tripla fino al gol annullato a Lapadula al 69′. Magari la Lazio avrebbe meritato lo stesso i tre punti, ma sul 2-2, e con gli uomini di Inzaghi costretti a costruire esponendo ancor altri spazi, i contropiedi giallorossi potevano graffiare. In più, con valutazione ben diversa dalle diatribe regolamentari del 69′, è da analizzare meglio il penalty realizzato da Immobile, se Calderoni tocca la sfera effettivamente in campo o meno.

 

 

 

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