(di Davide De Santis*) – Fabrizio Lorieri di promozioni con il Lecce se ne intende. L’ultima si è celebrata proprio il 13 giugno 1999 allo stadio Bentegodi di Verona dopo la vittoria sul Chievo. Il portiere ricorda così il gruppo: “La nostra era una squadra di carattere con dei buoni giocatori e soprattutto guidata da un allenatore sanguigno. Siamo riusciti a centrare la promozione non senza difficoltà perché vincere il campionato subito dopo una retrocessione non è per nulla semplice. Ovvio che abbiamo avuto un periodo di difficoltà che però abbiamo superato bene. Era una squadra che aveva il giusto mix di esperienza e gioventù. Ricordo Zamboni che era un ragazzo che proveniva dalle giovanili della Juventus che si propose come un ottimo difensore fluidificante. Ferrari, che veniva dall’Inter, che si è alternato con Bellucci al centro della difesa. C’era poi l’ossatura della squadra formata da noi giocatori “più anziani” come Casale e Giannini che in quel periodo si riprese da un infortunio che lo aveva tenuto fuori, però ci ha dato una grossa mano con la sua esperienza e soprattutto grande classe. E non posso dimenticare Sesa che fece cose straordinarie. Per me è stata una stagione esaltante!”
L’estremo difensore si prende dei meriti sul ritorno a Lecce di Nedo Sonetti, già guida tecnica dei salentini nel 1993: “Se è vero che sono stato io a proporre il suo arrivo? Ti posso confermare che nel campionato precedente in Serie A la società chiese il mio parere su di lui in quanto lo avevo avuto come allenatore ad Ascoli e insieme avevamo vinto un campionato di Serie B. Già con l’arrivo di Sonetti, nel febbraio del ’98, sfiorammo una clamorosa salvezza nella massima serie e quindi sapevo che con lui, al di là del bel gioco o meno, saremmo riusciti a centrare la promozione. Insieme all’allenatore eravamo un gruppo granitico, tanto più che ci rimanemmo male quando non fu confermato dopo aver raggiunto l’obiettivo”.
Fabrizio Lorieri, in quell’anno, confermò la sua fama di pararigori: “A Lecce ne ho parati abbastanza di rigori e in quella stagione mi sono confermato in quella statistica. Se avevo un segreto? No, piuttosto una serie di cose messe insieme come predisposizione, istinto e aggiornamento su quelli che potevano essere i tiratori avversari. Comunque la cosa che più conta è che le mie parate furono importanti per la nostra stagione. Tutti, compreso il sottoscritto, abbiamo dato il nostro contributo”.
Non mancano i meriti ai vertici societari di quel periodo. L’oggi 60enne racconta: “Ho avuto un rapporto bellissimo, schietto e di grande rispetto con tutti coloro che componevano la società, dal Patron Semeraro a Fenucci passando per il Presidente Moroni, tanto è vero che sono ritornato a lavorare nel Lecce come preparatore dei portieri chiamato proprio dal Dottor Semeraro. Questo per farti capire la stima che c’è sempre stata sia a livello umano che professionale”.
Per Lorieri, la stagione 1998/1999 fu l’ultima al Lecce. La sua carriera, dopo 140 presenze in giallorosso tra C/1, B e A, proseguì con Salernitana, Genoa, Spezia e Cuoiopelli: “Al momento che sono andato via ho avuto delle divergenze di pensiero con Pantaleo Corvino ma non posso che parlare bene di lui sia per quello che ha fatto in quella stagione con il Lecce, in cui ha come tutti quanti noi i suoi meriti, sia nel prosieguo della sua carriera. Sono state fatte scelte diverse e a malincuore sono andato via da Lecce ma questo non cambia la stima e il pensiero positivo che ho per il Direttore Corvino. Dunque assolutamente nessun rancore per cose che possono accadere durante il percorso di un calciatore”.
*Fondatore della pagina Lecce Amarcord
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