No, non è l’ennesimo articolo sui problemi del calcio italiano che sono diventati ormai cronici, men che meno un’arringa contro gli sciagurati vertici dell’istituzione calcistica, che hanno fatto la loro lavorando col paraocchi quando è andata bene.
Scriverò solo di un aspetto tecnico. Tra i rigoristi in gol per la Bosnia c’è Bajraktarevic, elemento che fa la riserva di Dennis Man (poco impattante in A), ieri un fenomeno sulla corsia. Stesso discorso per Alajbegovic. Mi sforzo a non andare su giudizi sommari, ma l’Italia di Gattuso, eccezion fatta per Politano, non aveva nessun elemento da isolare bravo a saltare l’uomo. Il calcio in Italia ha perso di fantasia, schiavo di tattica e intensità. Della prima eravamo i maestri, ma prima che andare sulla politica e sulla filosofia è doveroso sottolineare che il fallimento è anche tecnico di un allenatore che ha puntato sull’eccessiva sicurezza, usando il 3-5-2 per esaltare il blocco Inter (non a caso la squadra che domina in Italia ma è tra le ultime per dribbling).
E di esempi così se ne possono fare tanti. In Giappone c’è progettualità per lo sviluppo di talenti (e qui ancora si è alle battute su Holly e Benji), la Norvegia ci dà lezioni di calcio, il Marocco, al netto di coppe perse, riprese e chissà, ha un calcio che cresce, e la distanza con Brasile, Germania, Francia, Inghilterra e Olanda sembra siderale. E basta con l’esultanza della Coppa in faccia a Wembley a Euro 2021: quella spedizione è stata un miracolo di allenatore (Mancini) che ha fatto il doppio del massimo con tattica e gioco difensivo, del collante del gruppo (il compianto Vialli) e del portiere (Donnarumma), l’unico a salvarsi a Zenica.
Tutto ciò sarebbe stato oggetto di discussioni se Bastoni si fosse risparmiato il cartellino rosso o se Esposito, Kean o Dimarco (quell’esultanza replicata da tanti di noi risultata poi indigesta) avessero inquadrato lo specchio? Sicuramente no. Ma è calcio, lorsignori, non matematica o ingegneria. Che ci piaccia o no, le prestazioni vanno giudicate anche e soprattutto per il risultato, che nel caso dell’Italia al mondiale ha implicazioni economico-sociali, non dimentichiamolo. L’effetto rosiconi e “what if” perpetuo non ha prodotto risultati.
E qui ci spostiamo sullo sfogo, non razionale ma dettato dallo sconforto di cui al titolo, di un (tecnicamente si è ancora nel primo terzo di vita, si spera) giovane redattore di una giovane testata di un profondo sud in una città che, chissà per quanto, si confronterà con le grandi d’Italia, paese non più di calciatori (e cestisti) ma di (e chapeau a loro) tennisti, piloti, pallavolisti, atleti e, chissà, magari anche rugbisti. Adriano Galliani ha parlato di ciclo contrario alla crescita di altri sport. E nel giorno del 1 aprile, in un pesce d’aprile del destino, cade il giorno del compleanno di due mammasantissima della Nazionale come Giancarlo Antognoni e Arrigo Sacchi.
L’eliminazione di Zenica più che altro è una rassegnazione al fatto che, verosimilmente (e qui siamo nel pieno di sensazioni di chi scrive), opinabili con garbo, giocare a calcio non diverta più. E, nello specifico, non diverte più i ragazzi. Troppe teste, troppi allenatori sotto (o non) pagati che devono fare i protagonisti per vincere la coppa della parrocchia invece che dar spazio a divertimento prima e creatività poi. Non si stimola la ricerca della soluzione, si stimola subito il “risultatismo” e non si dà tempo. Mi fermo, il passo verso il sensazionalismo è breve, ma è un qualcosa che va al di là degli errori di Bastoni (consiglio una nuova vita all’estero per non finire schiacciato nei processi all’italiana) e, dal dischetto, di Pio Esposito e Cristante.
C’è anche la componente dell’informazione che, a modestissimo parere di chi scrive, consapevole di eventuali polemiche, fa il suo. Ci sono vari tipi d’informazione sportiva, quella che ragiona per schemi (“scrivo ciò che la gente vuole sentirsi dire”), partitismo e cliché antropologico-culturali economicamente (perché d’azienda si parla). Il futuro sarà questo, con o senza chi scrive dalla zona sud-ovest di Lecce. Documentare e far vedere i dettagli è bello, come anche è bello cercare di avvicinare la gente alla geopolitica. C’è quella che, come parte di politica, ha solo bisogno di raccogliere consenso per autoalimentarsi non affiancando la soluzione alla denuncia e, come sport preferito, ha la caccia al capro espiatorio. Consiglio la lettura dello sfogo dell’amico Alessio: ieri (e ogni tanto oggi) il bersaglio era il Lecce Primavera, oggi il Como.
Documentare e far vedere i dettagli è bello, come anche è bello cercare di avvicinare la gente alla geopolitica. Da giorni però abbiamo subito il racconto di Zenica e dello stadio Bilino Polje sì con una narrazione gradevole ma (accusatemi di essere “bacchettone”) con quella punta di superiorità, quasi stupore (cosa cambia tra il Bilino Polje e il Castellani di Empoli?) che calcisticamente non appartiene più durante i reportage nello spogliatoio con panche di legno, docce anni Ottanta e tribune decisamente non confortevoli. Ecco, e non è populismo, non mi parlate di strutture che, chiariamo, se ci sono è meglio. Il talento nasce anche lì, nel sacrificio, nella periferia e nei terreni di gioco non perfetti.
C’è infine quella parte d’informazione, vista e ammirata da chi scrive in tenera età (farei anche i nomi di giornalisti d’ispirazione ma perderei il filo del discorso) pacata, razionale ma appassionata e, nella versione moderna, che prova a usare i numeri senza esercizi di stile per fare approfondimento e creare quella chimera chiamata spunto di riflessione che deve precedere il ragionamento che a sua volta deve precedere ancora il proferire parola. Ma mi fermo. Mi dico che è solamente un giorno di sconforto. Torno nella mia amata provincia, con gli amati colori giallorossi e gli amati angoli di mare e bellezze di cui essere orgoglioso. Ma lo dovevo.
Le soluzioni per il nostro calcio? Iniziamo dalla competenza, in ogni campo. Sul campo inteso come rettangolo verde, probabilmente servono uomini giusti, per curriculum e doti trasversali, al posto giusto. Ma secondo me ci vorrà almeno un altro decennio per vedere risultati. Cambiare i vertici (a rivedere la conferenza stampa c’è la strenua difesa di uomini esausti e un Gattuso che fa quasi compassione) deve essere solo il punto di partenza di una lunga strada.
E infine, è bello parlare e fare le nostre riflessioni su tutto, ma, nel calcio e non, chiediamoci se abbiamo gli strumenti per giudicare e pontificare su tutto.
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e il premio chiesto per la qualificazione…
I migliori? giocano in Nazionale e poi valgono fior di milioni..anche se poi realmente non lo sono.
Tutta colpa del Lecce primavera
Mi permetto solo di dissentire sul giudizio positivo riferito a Donnarumma, suo il sanguinoso lancio verso l’ attacco avversario con la nostra difesa alta che ha innescato la fuga verso la porta dell’ attaccante bosniaco interrotta da mauale dell’ harakiri del genio del male Bastoni, ormai conclamato d e m e n t e uomo e calciatore. Andassero tutti a zappare se sono capaci, solo Lecce e basta💛❤️
I campioni del mondo di 🪚
Chissà se rivedrò mai l’Italia al Mondiale
E niente, siamo i Jalisse del Mondiale
Che anno di m….!!! Dopo la vittoria di Sal a Sanremo e del NO al referendum… adesso puru la vittoria della Bosnia!!! É tutto legato da un filo… ohimè, siamo messi malissimo in Italia!!
Speriamo almeno nel Lecce ❤️💛🤞🏻
11 leoni… Ah, no!
Che figura di 💩👈‼️
questa italia corrotta che e abituata molto male merita questo godoooo forza lecce e