Lecce, un’altra missione compiuta e con più solidità. Dalla super Inter al Pisa: il pagellone della Serie A 25/26

Tra difficoltà, difesa di ferro ed exploit conclusivo, il cammino dei giallorossi è stato sudato ed alla fine vincente. Fabregas fa sognare il Como e Grosso sorprende, flop Milan: i nostri voti

INTER 9 – Il Tricolore torna nerazzurro dopo un cammino che, iniziato come ottimo, si è concluso tra il sontuoso ed il perfetto (al netto della figura barbina con il Bodo). Sfiorare i 90 punti in una Serie A livellata, seppur verso il basso, non è affatto impresa semplice e men che meno con un tecnico all’esordio dall’inizio in Serie A. Strapotere totale soprattutto sul piano offensivo, unica delle big a proporre qualcosa di buono sotto quest’aspetto e i gol fatti ne sono la prova

COMO 8,5 – Le possibilità della proprietà non devono trarre in inganno, se il Como non è certo una favola vederlo quarto è comunque una sorpresa. E rende gran merito al lavoro di Fabregas, che ha avuto tantissimi innesti sì ma quasi tutti grezzi e che ha saputo amalgamare alla grande, con pochissimi flop ed un gran gruppo. Merito di aver fatto anche divertire, secondo miglior attacco pur lontanissimo dalla super Inter e unico tra gli allenatori della corsa Champions a non pensare (ridicolmente) soprattutto a non prendere gol, ma in primis a creare

ROMA 8 – Nel difficile finale di inverno è sembrato l’inizio clamoroso fosse un fuoco di paglia, ma nello sprinti finale l’ottimo cammino ha dato i suoi frutti certo complici i crolli di Milan e Juve. Merito soprattutto di Gasperini, una vera e propria sicurezza, e dei gol di Malen sontuosamente pescati a gennaio e che hanno ribaltato una squadra che segnava col contagocce. E che torna in Champions nove anni dopo

SASSUOLO 7 – Neopromossa terribile, tanto da non essere mai per un secondo in corsa per non retrocedere. Non che le qualità della rosa non ci fossero, tuttavia Grosso ha saputo sorprendere riuscendo a coniugare risultati costanti, senza mai una crisi, ad un gioco tra i migliori (se non il migliore) delle squadre fuori dalla corsa europea. Il tutto con un undici in attacco identico a quello del flop di due anni fa

UDINESE 7 – Altra compagine che, sul piano della continuità, ha dato quasi solo certezze andando a prendersi per un soffio la parte sinistra della classifica. Runjaic ha migliorato quanto mostrato nella stagione d’esordio e la quasi retrocessione di due anni addietro sembra un lontanissimo incubo. Per alcuni tratti è anche sembrata riuscire a lottare per un piazzamento Conference, peccato le brutte e “leggere” prove nel finale, Cremonese su tutte

NAPOLI 7 – Dopo la sbornia Scudetto di un anno fa i rinforzi sul mercato, capitanati da De Bruyne senza dimenticare Hojlund, Milinkovic e Beukema, lasciavano pensare quantomeno ad una lotta serratissima con l’Inter che c’è stata troppo, troppo poco. Certo, i tanti infortuni hanno fatto la loro parte, ma ancor più ha inciso la mancanza di un gioco adeguato al proprio livello che Conte non è riuscito a dare. E, con l’incommentabile figuraccia Champions, da salvare c’è davvero soltanto il pur ottimo secondo posto

LECCE 7 – Minor monte ingaggi, spese sul mercato cresciute ma comunque ai minimi, rosa tra le più giovani e comunque la quarta salvezza di fila, unico obiettivo stagionale, raggiunta con quei 38 punti che sono il miglior bottino dal 2024, quando fu festa addirittura a tre dal termine. Difficile chiedere di più a questo Lecce, che ha saputo ridurre gli affanni rispetto ad un anno fa pur consapevole che tantissimo di meglio si può fare, soprattutto sul piano offensivo. Di Francesco però lo aveva capito subito, c’era solo da compattarsi e fare una cavalcata senza fronzoli, la quale con un calendario più distribuito avrebbe avuto meno bisogno della super accelerata finale da 11 punti in 6 partite

BOLOGNA 6,5 – Non sarà stato il Bologna vincente e scintillante delle due precedenti annate, ma l’ottavo posto finale ha anche quest’anno tenute le speranze europee accese fino alla penultima. Ed anche in campo internazionale le cose non sono affatto andate male, con un onorevole quarto di finale, la Roma messa ko e solo l’Aston Villa campione ad avere la meglio dei felsinei. Con un Castro e un Orsolini più continui sarebbe un altro piazzamento europeo sarebbe stato assolutamente alla portata

ATALANTA 6,5 – Alla fine il compitino è stato portato a casa grazie alla cura Palladino. Che poi compitino a dirla tutta non è, visto che gli orobici forse avevano abituato tutti un po’ troppo bene, visto lo shock prevedibile dell’addio di Gasperini pagato quasi interamente da Juric (pessimo davvero l’avvio di campionato) e vista la comunque ottima figura fatta in Champions. La stagione resta più che positiva nonostante l’ampiezza della rosa sarebbe tranquillamene potuta valere circa una decina di punti in più

PARMA 6,5 – Non sarà stata la squadra più bella del campionato (decisamente), eppure l’aver raggiunto in carrozza la salvezza, rispetto ad una passata stagione ben più affannosa, rende merito al lavoro svolto dall’esordiente Cuesta. Il quale ha spiazzato un po’ tutti proponendo il più “italiano” tra i giochi. Una squadra con un’identità ben precisa che non ha mai deluso quando c’è stato da piazzare l’allungo salvezza

GENOA 6 – Per il secondo anno di fila il pessimo approccio alla stagione ha fatto tremare i tifosi per poi registrare un’inversione di tendenza grazie al cambio in panca. Stavolta Vieira è stato il silurato e non il protagonista, scettro passato ad un De Rossi che ha dimostrato di non aver subito poi troppo il flop romanista di dodici mesi prima. Salvezza conquistata quindi senza patemi eccessivi, poi ritmi calati con un po’ troppo anticipo ed alla fine il sedicesimo posto non ha fatto impazzire i tifosi

CAGLIARI 6 – Ad inizio stagione veniva indicata come la rosa migliore tra quella delle compagini indicate nella piena lotta per non retrocedere, e molti dei dati economici lo confermavano. Alla fine, senza i guizzi contro big come Atalanta e Milan, avremmo parlato di una stagione e di una permanenza molto più sofferta del previsto, con nella fase pre vittoria con i bergamaschi un cammino addirittura più in rosso rispetto a Cremonese e Lecce. Le vittorie inattese sono però arrivate ed alla fine per Pisacane (a lungo a rischio esonero) è stato tempo di applausi

TORINO 6 – Classico esempio di come i dissidi interni alla piazza non facciano bene ad una squadra. Perché, con una rosa tranquillamente da parte sinistra della classifica, il Toro è riuscito a stare a lungo a rischio retrocessione tanto da portare all’esonero di un Marco Baroni al primo flop dopo la vincente cura Lecce. Stavolta, dopo annate molto difficili, è toccato a Roberto D’Aversa fungere da eroe della patria, con una media punti da zona Conference ed un dodicesimo posto finale che poteva essere molto, molto peggiore

JUVENTUS 5 – Sembrava poter essere la stagione della svolta, del ritorno ai piani alti, soprattutto dopo l’addio di Tudor e l’approdo di Spalletti. E invece è arrivato un altro flop netto fotografato perfettamente dal sesto posto finale, inaccettabile alla luce di rosa e monte ingaggi. Il tecnico non è riuscito a dare ad una squadra (ed una società, vedasi anche mercato da brividi) allo sbando una chiara identità è questo si è tradotto tutto nel crollo finale

CREMONESE 5 – Nessuno si sarebbe aspettato un epilogo del genere dopo quel girone d’andata (con tanto di 7,5 al giro di boa), tanto più per una neopromossa che nel mercato estivo ed anche invernale aveva imbottito la rosa di elementi d’esperienza. Così il tonfo fa ancor più rumore, figlio dei pochissimi punti realizzati tra il termine dell’andata e la metà del ritorno, con lo scontro diretto di Lecce alla lunga arbitro implacabile. Da un tecnico navigato come Nicola ci si attendeva molto di più, mentre Giampaolo, alla prima retrocessione in carriera, la meda punti per agguantare i giallorossi l’aveva anche raggiunta

MILAN 5 – Non sarà stata una stagione scandalosa come la precedente (in cui era quantomeno arrivata una Supercoppa), ma comunque il quinto posto finale è da considerare come a dir poco deludente. Il gioco abbottonato di Allegri, il cui 3-5-2 è alla lunga risultato deleterio per una squadra che offensivamente avrebbe dovuto proporre molto di più, stavolta non ha pagato. Situazione a dir poco inaccettabile in una stagione per di più senza coppe europee, anche se sarebbe bastato evitare la figuraccia con il Cagliari per raggiungere comunque l’obiettivo

LAZIO 4,5 – Altra squadra che non è riuscita minimamente a sfruttare un calendario molto più libero delle dirette concorrenti per un piazzamento europeo. In questo caso non vi sono dubbi nell’indicare la scellerata gestione Lotito, con tanto di mercato bloccato e giocatori prima trattenuti e poi svenduti, il principale colpevole del flop. Solo la vittoria della Coppa Italia avrebbe però evitato critiche eccessive per Sarri e squadra, comunque inadeguati in una stagione priva di sussulti e guizzi, come dimostrano nono posto e il misero bottino di 41 gol all’attivo, dato da zona retrocessione

FIORENTINA 4 – La tragedia evitata ed il quarto di Conference non riabilitano certo la stagione pessima di una squadra che partiva con tutt’altre velleità. La conferma di Kean, l’arrivo di Pioli, i milioni investiti lasciavano pensare ad una stagione da protagonisti che lo è stata soltanto in negativo. E meno male per i viola che Vanoli ha raggiunto quota 40 prima della bagarre finale, alla quale molti dei deludenti suoi giocatori non sarebbe stati assolutamente pronti

VERONA 4 – Stavolta la giocata non è riuscita all’Hellas. Abituata da già tre anni a dei gironi di ritorno a riabilitare le pessime andate, in quest’occasione sono mancate forze e risorse. Salvo un brevissimo periodo in cui mancavano i risultato ma almeno c’erano le prestazioni, i gialloblù non sono mai sembrati in grado di competere per mantenere la categoria

PISA 4 – Una delle peggiori stagioni viste in Serie A negli ultimi vent’anni. Ed anche difficile da pronosticare visto che a lungo, anche se mancavano i risultati, il Pisa la prestazione ce l’ha sempre messa “guadagnandosi” un mercato invernale in cui il club non ha badato a spese. Scellerata l’idea di sostituire un quantomeno discreto Gilardino con Hiljemark, da cui non è arrivato il benché minimo sussulto per provare a salvarsi

Redazione

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3 Commenti
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Alessio Lecce
3 mesi fa

Lecce voto 8, anche per i 35 milioni di euro di utili netti, di cui non si vuole mai parlare.
Si conferma il monte ingaggi più basso della categoria.
Vedremo se ci sarà un aumento ulteriore degli utili (vedi le prossime importanti cessioni) e di conseguenza si spera anche in una squadra più attrezzata tecnicamente.

Tifosodelecce
3 mesi fa

Alla Roma amica giallorossa un bel 9. Un 2 al Milan e, a voler essere benevoli, un 3 alla juve

Seclinazario
3 mesi fa

i giornali sempre di parte. Al Lecce voto 7 e si è salvato alla ultima giornata. Al Parma voto 6,5, una nuova promossa con un giovane e esordiente allenatore.

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