Il responsabile dell’area tecnica del Lecce, intervistato dal Guerin Sportivo, ripercorre il suo percorso professionale, iniziato dalla Terza Categoria con il Vernole, e coronato in Champions League con la Fiorentina. Il suo motto? ” Svegliarsi presto la mattina. È il primo passo per fare un buon lavoro”.
Qui Corvino sul Lecce 2022/2023
PRIMI PASSI. “Mi sono innamorato del calcio da bambino, giocando per le strade polverose della mia Vernole e in un campo della Parrocchia. Era l’unica valvola di sfogo in un Salento di duro lavoro e sacre tradizioni Ho cominciato come direttore sportivo del Vernole, a 25 anni, del tutto casualmente. Il presidente era un imprenditore edile tornato nel Salento dalla Francia. Un vecchio collega di mio padre, che a sua volta era un mesciu, maestro muratore. I due parlarono di me. Siccome papà si ammalò, dovetti abbandonare l’obiettivo di diventare un calciatore e un buon studente per cominciare subito a guadagnare. Ero entrato nell’aeronautica a 16 anni. Ma il mio sogno era di fare fuori dal campo quello che non ero riuscito a compiere nel terreno di gioco. Il direttore sportivo, appunto. Quell’imprenditore (Luigi Turco, detto Fifì) mi chiamò per fare il direttore al Vernole in terza categoria. Abbiamo scalato insieme fino alla prima categoria. Parliamo della metà degli anni Settanta, all’epoca era già un mio pallino la valorizzazione dei giovani”.
LA COSTRUZIONE. “Con dei miei amici creammo una società da far giocare in terza categoria per dare finalmente un’occasione ai nuovi talenti salentini. Allora c’era il mercatino dei dilettanti, un giro importante di giovani calciatori e noi giravamo ogni singolo comune del Salento per pescare talenti da lanciare. Ogni comune aveva una squadra e risorse da proporre. Riuscii ad arrivare in Promozione, allo Scorrano, creando il settore giovanile. Ricordo che vendemmo Vincenzo Mazzeo al Casarano per centocinquanta milioni di lire, molti soldi per l’epoca, che divenne poi colonna del centrocampo del Lecce negli anni Novanta, passando anche dal Verona. Tante operazioni prolifiche che mi portarono a debuttare tra i professionisti a Casarano”.
LE GIOIE DA PROFESSIONISTA.“Sono tante le gioie che mi porto dentro. Dalla vittoria ad Anfield con la Viola e il primo posto nel girone in Coppa Campioni, fino al 3-4 col Lecce in casa della Juve di Lippi. Ma una delle gioie più intense l’ho avuta il 18 maggio 2008. Testa a testa della mia Fiorentina per un posto in Champions contro il Milan di Ancelotti, campione d’Europa. Erano gli ultimi minuti contro il Torino, all’Olimpico. 0-0 difficile da sbloccare. In campo stava per entrare un calciatore a cui tengo molto, una delle mie scoperte, Pablo Osvaldo. Ho sempre creduto in lui, ci ho scommesso tanto, nonostante i mugugni della piazza che ne aveva fatto una figura caricaturale per il suo stile e il suo carattere. Prima di entrare in campo, a pochi minuti dalla fine, siccome ero in panchina a soffrire insieme allo staff tecnico, ho preso Pablo in disparte e gli ho detto veemenza, “mi raccomando, entra, segna e facci vincere la partita… è una grande occasione per me e per te”. Il risultato è stato che Osvaldo si è inventato una rovesciata clamorosa, spettacolare, l’essenza del calcio e ci ha portato a sentire la musichetta della Champions. Quello 0-1 mi emoziona ancora oggi”.









Direi che te lo sei proprio meritato il tuo successo… Bravo….