25AnnifA- Candido: “Il segreto della promozione? La forza della società e degli uomini, fummo più forti…”

I ricordi del Team Manager del Lecce 1998/99, nonché ex portiere giallorosso

(di Davide De Santis*) – Ezio Candido titola e sintetizza così quell’annata: “Fu un’annata meravigliosa perché venivamo da una retrocessione e non mai facile risalire subito. Infatti tra le quattro squadre retrocesse, il Lecce fu l’unica a riconquistare la Serie A. In più non è che avessimo uno squadrone che poteva “ammazzare il campionato” però avevamo la cosiddetta “tigna”. Certo ci riducemmo pure all’ultima giornata contro il Chievo per la promozione perchè la settimana precedente avevamo fallito il match-ball nella partita casalinga contro il Pescara dell’allenatore De Canio. Li ci stava cadendo il mondo addosso. Per questo andammo subito in ritiro a Verona per ritrovare la giusta tranquillità. Fortuna che affrontammo il Chievo che giocò la sua onesta partita ma che non aveva più nulla da chiedere al campionato. Quando c’è una squadra che non ha motivazioni e l’altra invece le tiene è più probabile che vinca quest’ultima”.

Il campionato fu pieno di “gialli”. Il principale fu quello al rimbalzo di risultati tra gradi di giudizio di Atalanta-Lecce, dopo la sostituzione tra Doni e Piacentini con in mezzo l’infortunio di Zanini, qui raccontata nel film del campionato: “Ancora oggi è difficilmente comprensibile quello che è successo perché il regolamento prevedeva che bastasse l’entrata in campo del giocatore sostituito per certificare che la sostituzione era valida. All’inizio vincemmo la causa ma nell’ultimo grado di giustizia ci diedero torto quindi ci ritrovammo ad avere la partita persa dopo un bel po’ di tempo”.

Un altro problema fu la gestione di Jean Pierre Cyprien: “Cyprien fu multato per una serie di comportamenti che non andavano bene e poi tutto fu rimesso in ordine. Questo perché c’era una gestione estremamente attenta di tutte le problematiche che potevano venir fuori nell’arco di un campionato. Il calcio è una grande famiglia. Pensa che marito e moglie che vivono 10-15 ore al giorno insieme hanno tantissimi problemi da risolvere, te immagina invece quaranta persone che per dieci mesi si vedono tutti i giorni. Bisogna saper gestire tutto questo. Nel mondo del calcio ti posso assicurare che non c’è un minuto di tranquillità. Forse l’unico momento sereno è quando l’arbitro fischia la fine della partita, con la quale ti sei salvato o hai vinto il campionato, in cui festeggi ma già dalla mattina seguente ricominciano da capo tutti i problemi giornalieri. So che è difficile da capire ma è così che vanno le cose”.

Non mancarono le aspre contestazioni da parte di una frangia della tifoseria. A 25 anni di distanza Candido rilegge così gli accadimenti: “Il problema di base è che quando si raggiunge un obiettivo tutti vorrebbero di più. Purtroppo occorre tener conto della dimensione di questa pur meravigliosa realtà salentina. Questi siamo e solo su di noi possiamo contare. Pensare di mettere in piedi una squadra che possa lottare per andare in Europa vuol dire parlare di risorse finanziarie che il Salento non esprime né ci sono proprietà estere a cui possa interessare il Lecce perché è una piccolissima realtà. Quella contestazione comunque fu l’inizio del lento distacco tra la tifoseria e la società. Giovanni Semeraro era stanco delle continue contestazioni nonostante ogni anno ci rimettesse tanti soldi per far funzionare la società al meglio delle sue possibilità”.

E poi: “E’ stato un momento preoccupante, a volte non si riusciva nemmeno ad andare al ristorante la sera. Era una contestazione generalizzata perché non andavamo bene e poi sentivo dire un po’ di cose non vere tipo che la società non voleva salire in Serie A ma questo significa davvero non conoscere l’ABC del calcio anche se capisco il tifo e la passione. Riuscimmo, però, a isolare la squadra andando in ritiro più volte anche in posti nascosti in modo da lasciare ai giocatori un po’ di serenità in modo che potessimo giocarci le nostre carte per la promozione fino alla fine. Devo dire che alla fine riuscimmo a portare a casa il risultato”.

Ezio Candido prova a enucleare il segreto della promozione in A del Lecce 1998/1999: “Se devo dirla in poche parole direi la forza della società e degli uomini che la rappresentavano. Quando si vince c’è una somma di valori in cui il risultato è superiore alla somma stessa dunque deve andare tutto bene per avere un risultato che sia la salvezza o la vittoria del campionato. Quindi onore e merito a tutta la struttura societaria. Ad esempio c’era Moroni che ufficialmente svolgere il suo ruolo da Presidente cioè andando a discutere in Lega Calcio ma poi la sera, spesso e volentieri, ci si vedeva a casa mia anche con il Patron Semeraro e Sonetti e si parlava di tante cose. Era un gruppo che funzionava all’unisono. Nessuno faceva mai una cosa diversa da quella che insieme avevamo deciso di fare e questo alla lunga paga. C’era moltissimo confronto, ognuno sapeva il suo limite quindi nessuno intralciava il lavoro degli altri”.

Quell’anno, ci fu ufficialmente il primo successo di Pantaleo Corvino da direttore sportivo: “Nella stagione precedente andarono via sia Pavone e poi successivamente anche Vignoni. Pantaleo Corvino, che avevamo assunto per il Settore Giovanile, fu promosso a Direttore Sportivo. Nonostante si stesse affacciando in quel periodo nel “calcio che conta”, puntammo su di lui perché, tra le sue tante e indiscusse qualità, aveva anche l’orgoglio di essere salentino che per noi era un valore aggiunto. Inoltre siamo stati una delle prime società che pensava a tutto per i giocatori: la casa, accordi con i ristoranti, ecc.  Non a caso una delle cose che prometteva Corvino era che se un giocatore fosse venuto a Lecce si sarebbe trovato benissimo. Questo era per noi fondamentale anche perché all’epoca il Salento non era ancora conosciuto come lo è oggi. Infatti ritornando alla stagione precedente avevamo avuto dei problemi a convincere alcuni giocatori a venire qui. Ad esempio questo stesso problema lo abbiamo avuto con Stefan Schwoch e Dario Hubner, soprattutto la moglie di quest’ultimo pose un veto alla possibilità che lui si trasferisse da noi. E dire che ci avrebbe fatto davvero comodo un attaccante così!”

*Fondatore della pagina Lecce Amarcord

Qui il racconto del campionato

Le parole di Nedo Sonetti: “Contestazioni, risultati, peripezie e variazioni, ma Lecce mi ha aiutato a ottenere il risultato”

Campolonghi: “Lecce una città a sé stante rispetto alle altre del sud. Fu decisivo il 2-2 a Napoli”

#25AnnifA – Traversa: “Calciai il rigore decisivo per casualità. Ebbi il pallone tra le mani e…”

#25AnnifA – Conticchio: “Lecce sempre un modello. Vi racconto la ‘fanteria cinese’ di Sonetti”

 

 

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