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Tutti allo stadio – Lo Scida di Crotone, “raddoppiato” sui resti dell’antica agorà di Kroton

Protagonista della terza puntata della rubrica dedicata agli stadi della Serie B è l’impianto che ospita le gare del Crotone.

Dopo averne sofferto per un anno e mezzo l’assenza, depredate forzatamente di quella che, assieme ai 22 in campo ed al pallone, è la propria principale componente, gli stadi italiani hanno riabbracciato il proprio pubblico. In attesa che questo ricongiungimento si compia al completo abbiamo deciso di riportare comunque gli impianti sportivi al centro dell’attenzione, o almeno quelli cadetti, con una rubrica ad hoc. Oggi tocca allo stadio del Crotone, prossimo avversario del Lecce.

Lo Stadio Ezio Scida di Crotone è stato inaugurato nell’immediato secondo dopoguerra, esattamente nel 1946, dopo oltre un decennio di lavori, inaugurati addirittura nel 1935. Nato Campo Sportivo Città di Crotone, già pochi mesi dopo venne intitolato all’ex calciatore rossoblù Ezio Scida, morto in un incidente stradale mentre si recava in trasferta con la sua squadra.

Nel primo mezzo secolo di vita l’impianto crotonese era tutto fuorché una struttura di prima, seconda o terza fascia. Con i suoi circa 5mila posti era difatti adeguato alle categorie di un piccolo club le cui sorti veleggiavano tra Serie C ed interregionale, ben lontani dai fasti attuali. Tant’è che, quando nel 1981 l’area dello stadio venne dichiarata inedificabile dalla Soprintendenza ai beni archeologici del nord Calabria in quanto sovrastante i resti dell’antica agorà di Kroton, importante centro della Magna Grecia, nessuno gridò alla paura ed allo scandalo. Non si paventava, ai tempi, il rischio di una mancata iscrizione ad un campionato superiore a causa dell’assenza di impianto casalingo adeguato. Meno di vent’anni dopo, invece, il problema diverrà attuale.

Con l’arrivo del nuovo millennio il Crotone ottiene infatti la storica promozione in Serie B con una struttura, lo Scida, inadeguata per certe altitudini della piramide calcistica italiana. L’ok ai lavori viene comunque dato, tant’è che in meno di due altri decenni, complice il salto addirittura in massima serie, la capienza dello Scida verrà più che triplicata. Vengono infatti raddoppiate Curva Sud e Tribuna Centrale, la cui tettoia è buttata giù per l’innalzamento di un nuovo anello di spalti, e viene edificato anche un Settore Nord con annessa parte riservata agli ospiti. Dalle parti della Soprintendenza tutto tace grazie ad una serie di deroghe fino all’estate 2018, quanto queste vengono annullate e vengono invitati club e Comune alla rimozione delle strutture amovibili sorte sui resti archeologici. Questi passaggi portano all’inagibilità dello Scida, che però dura meno di due mesi: a settembre il TAR accoglie il ricorso, annulla il decreto di inagibilità e lo stadio rossoblù torna alla sua nuova vita di struttura formalmente adatta ai massimi livelli del calcio italiano.

QUI la puntata sullo Zini di Cremona.

QUI la puntata sul Vigorito di Benevento.

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