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La A e le sue maglie – Salernitana, dai colori del mare e del cielo al granata “per distinguersi”

Decima puntata della nostra rubrica dedicata, tra storia e presente, all’emblema per eccellenza di ogni club del massimo campionato: la maglia da gioco. Oggi tocca alla Salernitana.

Il nostro viaggio cromatico ed iconico nelle maglie della Serie A continua con la prossima avversaria del Lecce, la Salernitana. Il club campano è tra quelli che vantano il maggior seguito nel meridione e non solo, questo nonostante siano tra le società del sud con meno presenze in massima serie. Legatissimi alla propria tradizione sono i tifosi dell’Ippocampo, una tradizione che, come spesso abbiamo visto nelle precedenti puntate, ha registrato un cambiamento nella tinta caratterizzante la divisa societaria.

colori sociali dell’US Salernitana al momento della sua fondazione erano infatti il bianco ed il celeste, e così rimasero per tre stagioni. I motivi della scelta sono oggetto di disputa. L’ipotesi più accreditata vorrebbe dietro la decisione quella di onorare i colori del mare e del cielo, usanza tipica in quei tempi per i club di città marittime. L’alternativa, più profana, è che il presidente Adalgisio Onesti semplicemente riuscì a rimediare appena dieci divise di quel colore.

La prima modifica cromatica avvenne nel ’25, in seguito alla fusione con l’SC Audax, altro club cittadino e bianconero. Ne derivò una maglia mixata a strisce verticali nerocelesti, durata anch’essa tre stagioni fino alla prima comparsa, nel biennio 1927/28, del granata, provocato dalla rinascita societaria in seguito a scioglimento. Il granata venne scelto in quanto colore della divisa di uno dei sodalizi che contribuirono alla rinascita della Salernitana, ovvero il Campania FBC.

I nostalgici delle origini, però, fecero presto cambiare idee ai vertici societari, che dal 1929 e fino al 1943 puntarono nuovamente sul biancoceleste in stile Argentina, ma con i calzoncini rigorosamente bianchi. In piena seconda guerra mondiale e in previsione della ripresa dell’attività, il club di Salerno puntò sull’adozione, definitiva da quel punto, del granata. Il perché? Pare che il motivo ufficiale sia stato quello di volersi distinguere dagli altri club, dato che l’attuale colore sociale era, soprattutto in quegli anni, raro da riscontrarsi in particolare nelle realtà del meridione.

Inizialmente gli inserti che accompagnavano i completi salernitani erano bianchi, ma con il tempo si è fatto sempre più largo quel nero che campeggiava su una delle divise utilizzate a inizio anni venti. Così il granata totale è stato sostituito, a partire dagli anni ’90, da un fortunato binomio granata della maglia-nero di pantaloncini e calzettoni. Particolarmente apprezzata è stata la divisa dell’anno del ritorno in Serie A, con il colore predominante interrotto da una banda orizzontale nera all’altezza del petto.

Ad interrompere la tradizione c’è stato soltanto il fallimento del 2011, dopo il quale il neonato Salerno Calcio di Lotito fu costretto a virare sul blaugrana in pieno stile barcelonista. La stagione dopo, con il ritorno tra i professionisti ecco anche il ritorno ai vecchi colori che però, negli anni seguenti, vedranno l’inserimento dello storico celeste per colletti e, a volte (2018/19), dettagli principali del corpo della prima maglia. Celeste che invece è rimasto a lungo utilizzato per seconda e terza maglia al pari bianco e nero.

E andiamo al presente: stavolta Zeus ha optato per versioni decisamente più sobrie rispetto a quelle registrate nelle stagioni precedenti, soprattutto per quanto concerne la prima maglia. Questa si presenta completamente granata, con un piccolo richiamo a quella della prima Serie A nella banda orizzontale sfumata all’altezza del petto e gli inserti neri su colletto e giromanica. Sfumature, ma ovviamente più visibili, sulla divisa da trasferta, bianca con strisce nere e granata a scalare d’intensità sempre ai livelli dello stemma. Giallo con doppio inserto geometrico, infine, per il third kit.

QUI la puntata dedicata all’Inter

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